Forse sarebbe stato opportuno se a suo tempo avessimo dato
il nostro pieno sostegno alla richiesta di consentire la partecipazione
all’attività agonistica dell'atleta sudafricano
Oscar Pistorius. E che gli fosse consentito partecipare a
tale attività sportiva in qualsiasi sede ed occasione.
Credo sia inaccettabile che la retorica ipocrita dei diversabili,
cioè di coloro "diversamente abili" (termine
politically correct) con la quale ci riempiamo la bocca, si
dissolva poi come per incanto quando la stessa diversabilità
si manifesti vera in senso letterale, e cioè comporti
performance davvero concorrenziali rispetto ad una presunta
"normalità" destinata a divenire sempre più
labile a fronte delle varie opportunità di crescita
che la tecnologia progressivamente mette a disposizione dell’umanità.
In cosa si differenzia l'eventuale vantaggio che Pistorius
potrebbe ricavare dalle sue protesi, rispetto a quello di
origine genetica che rende la velocità su pista appannaggio
pressoché esclusivo degli atleti di origine africana?
Del resto, si tratta della stessa genetica che non permette
loro di esprimere alcun campione di nuoto. Da questo punto
di vista, è ovvio che così come a nessuno passerebbe
per la testa di proporre la loro esclusione dalle gare internazionali,
ritengo che sulla stessa base Pistorius non dovrebbe essere
escluso.
L'unica plausibile ragione di una discriminazione di questo
atleta tecnicamente modificato consisterebbe pertanto in una
visione reazionaria sulla cui base dovrebbe essere vietato
all'uomo di superare i limiti imposti da una "Natura"
madre e matrigna, strumentalmente intesa, che si estrinseca
nella attuale logica assurda che vieta il doping e gli aiuti
tecnici mettendoli allo stesso livello e addirittura limita
le innovazioni tecniche persino nella F1. E’ questa
logica che bisognerebbe contestare: quella che proibisce il
potenziamento. Perché si tratta di una visione reazionaria
del mondo, incarnata in quel fascismo sotterraneo che alberga
in molti cuori anche antifascisti: conservatori di sinistra,
atei devoti, ambientalisti militanti, e in definitiva tutti
coloro che hanno seppellito quel senso di progressismo che
incarnò l’aspetto prometeico e faustiano che
delinea la nostra specie. Cos'altro è l'uomo se non
natura nella natura ed evoluzione, adattamento (anche quando
si tratti di protesi) sempre all'interno della natura...
Questa discriminazione reazionaria viene per così dire,
celata, ricoperta da ragioni pseudo sportive e incartata con
la paura del doping allorquando ci parlano di farmaci vietati.
Si tratta di un’altra cosa: vietare gli anabolizzanti
può essere sostenuto sulla base della tutela della
salute dello sportivo, ché, altrimenti rischierebbe
di mettere a repentaglio la propria vita a causa delle pressioni
della squadra, della nazione, degli sponsor. Nel caso del
paratleta Pistorius, invece, la salute è solo arricchita,
migliorata, potenziata dalle protesi.
D’altra parte, qualunque gara deve essere fatta stabilendo
delle regole. Noi sappiamo che le regole sono fatte per essere
infrante e dunque possono essere anche cambiate. Se cambiano
le regole cambia il tipo di gara, se ammettiamo queste protesi,
allora dobbiamo consentire a tutti gli altri atleti di fare
altrettanto. Perciò la cosa migliore è la posizione
pilatesca della Federazione: l’atleta sudafricano risulta
avvantaggiato dalle protesi. Certo, si sarebbe potuto concedere
una qualche forma di partecipazione speciale, solo per il
valore simbolico, come segnale di speranza nei confronti degli
altri disabili. Ma sarebbe stato uno schiaffo alle para-olimpiadi
e poi non è detto che Pistorius alla fine non venga
escluso anche da queste.
Abbiamo dovuto aggrapparci alle regole della Federazione di
atletica per escluderlo altrimenti con ogni probabilità
emergerebbe che la nostra è una paura subconscia della
potenzialità della tecnica. Si dice che il gesto atletico
non deve essere influenzato da elementi tecnologici che possano
avvantaggiare gli atleti; ma alcuni atleti già utilizzano
sottili metodi per aumentare le loro performance anche attraverso
scarpe da corsa disegnate appositamente. Viene naturale chiedersi
allora perché le scarpe da ginnastica siano naturali
e le protesi al carbonio no? Del resto, se si vietano gli
steroidi e si gareggiasse senza scarpe, vincerebbe colui che
ha il Dna migliore e questo non è certo un merito sportivo.
Ecco perché il caso Pistorius potrebbe essere destinato
a rivoluzionare il concetto stesso di olimpiadi. Potrebbe
in effetti accadere di osservare proprio nelle para-olimpiadi,
nei prossimi anni, tanti nuovi atleti cyborg come Pistorius,
infrangere record su record, con un capovolgimento dei fronti:
proprio gli ultimi, grazie alle tecnologie, diventano i primi,
più veloci, più forti. Capaci di impegnarsi
su gare completamente diverse, nuove sfide, nuovi sport, al
cui confronto le olimpiadi "degli altri" (quelle
dei sani) saranno una noia mortale, non seguite quasi da nessuno,
così come oggi pochi seguono le para-olimpiadi.
Lo sport senza supporti di potenziamento è un mito
come lo fu quello del "dilettantismo olimpico" o
il desueto luogo comune “l’importante è
partecipare” o al più una favola come quella
dello "sport al di sopra della politica". Mai lo
sport è stato al di sopra della politica, piuttosto
è stato un veicolo per la politica. Tuttavia niente
di tutto questo è stato utilizzato come strumento di
riflessione. Semmai il caso dell’atleta sudafricano
è visto come un "caso limite" che sicuramente
fa inumidire gli occhi di quel paciugo buonista e ipocrita
che caratterizza il nostro mondo perverso e inconsistente,
artefatto e fasullo: la verità è che trattiamo
Pistorius come un caso pietoso, ma in realtà non sappiamo
dove metterlo, perché incarna le nostre paure più
profonde, perché ci parla del nostro futuro. Un futuro
dove i problemi si dovranno risolvere con più tecnologia
e non con meno. Con più ricerca scientifica e non con
meno. Alla faccia di coloro che vogliono farci ritornare a
vivere nel medioevo, con più proibizioni e più
divieti invece che farci godere di più libertà:
non è tirando il freno a mano del progresso che risolviamo
i problemi dell’umanità. Lo dimostra la sostanziale
inefficacia dei proibizionismi e degli ambientalismi che non
sono in grado di prendere atto della loro totale incapacità
di generare un cambiamento dei comportamenti in tutto il mondo
e in tempi rapidi. Lo dimostra come stiamo trattando il paratleta
Pistorius: prima con la pietà verso il disabile, poi
con lo sgomento sorpreso verso il diversabile e infine con
il panico che possa diventare sotto i nostri occhi in-super-abile.
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