Quando i bambini entrano in contatto con i libri,
succede qualcosa di meraviglioso. Attraverso le pagine
incantate che leggiamo loro, da piccoli, il mondo si dischiude
ed è come se entrassero nel Paese delle meraviglie.
Tutto è fantastico, immaginario, irreale, sorprendente.
Un mondo fatato che si distacca da quei segni scritti nelle
pagine e vola via con l’immaginazione. Semplice ed incantevole.
E così resta per qualche anno. Il libro rappresenta
una sorta di sfera magica nella vita quotidiana, una tana
prodigiosa e incantata dove ci si può sempre rifugiare.
A poco a poco che i bimbi crescono, accade che quel mondo
meraviglioso che c’è dentro ogni pagina di un
libro, non si avverta più. Non so se si tratta della
scuola d’infanzia o la scuola media, ma fatto sta che
quando si è alle superiori, l’avversione per
il libro è totale. Il libro è il nemico attraverso
il quale si infliggono le più feroci punizioni.
A mano a mano che si cresce, ci si dirige verso un
mondo di responsabilità e di doveri fatto di studio,
di disciplina, di metodo. Tutte cose innaturali per
i nostri ragazzi, che si difendono, semplicemente scappando.
Gli insegnanti che obbligano alla lettura, allo studio, alla
comprensione dei testi, in realtà applicano un appiattimento
educativo e cerebrale che sclerotizza la personalità
dei ragazzi, rendendoli incapaci di associare le idee.
La cosa diventa assolutamente palese quando ti tocca fare
una supplenza. La supplenza è per i ragazzi
una sorta di paradiso in terra. Con il supplente non si fa
niente, per definizione. Con il supplente, per quanto
bravo egli sia, non si deve studiare, non lo si deve ascoltare,
si è autorizzati a difendersi con tutti i mezzi possibili.
Dato che il supplente sta lì per alcuni giorni e poi
se ne va, a chi gli importa cosa fa? Non certo alla scuola
che ricorre burocraticamente alle proprie liste facendo solo
attenzione a non scavalcare qualcuno per non avere guai con
denunce e cose del genere. Del resto la scuola non cerca un
insegnante, non cerca un educatore nel senso di e-ducere (portare
fuori ciò che ciascun ragazzo ha dentro) cerca soltanto
una sorta di vigilante che li faccia stare buoni e se possibile
anche zitti. Se non interessa alla scuola cosa fa l’insegnante,
la cosa interessa ancor meno al supplente stesso che prende
qualche giorno di paga senza fare praticamente nulla. Infine,
la vicenda non interessa neppure ai ragazzi che si intruppano
nel proprio gruppo normalizzandosi nei scimmieschi vasi comunicanti
fatti di parolacce a doppia zeta ed sms a raffica.
Chiunque sia sopravvissuto all’appiattimento
educativo fino ai quindici anni, è un eroe. Perché
già a quell’età sei irrimediabilmente
perso. Qualunque richiamo misterioso viene subito piallato
dal sistema: o dall’insegnante che non sa affascinare,
non sa costruire un rapporto empatico e deve inevitabilmente
comportarsi come un sergente prussiano se vuole che i ragazzi
mantengano l’ordine, o dai propri compagni che tendono
a parlottare e ridacchiare attraendo lo sprovveduto che cerca
di andare incontro al segreto della vita, agli arcani della
scienza o ai misteri della poesia, in una ragnatela di ignavia,
di pigrizia mentale e di indifferenza qualunquista. Così,
se qualcuno cerca di alzare il proprio livello di aspettative
finisce per incappare in una sorta di Paese dei Balocchi,
prigioniero di quella forma dilagante di autismo che vige
tra i giovani.
Può darsi che sia il benessere la colpa di
tutto ciò. L’idea malsana che tutto
quanto è stato realizzato è il migliore dei
mondi possibili e che non vi sia più nulla da desiderare
dato che il benessere raggiunto non ce lo toglie nessuno.
Niente di più sbagliato. Come abbiamo visto in classe,
ci aspettano tempi bui, tempi dove sarà messo in discussione
il nostro welfare. Tempi dove nel nome del “rispetto”
ad esempio per una religione, la stessa vorrà, passo
dopo passo, l’eliminazione della libertà di espressione,
poi di parola ed infine di pensiero. Non dobbiamo tollerare,
nel modo più assoluto, che la libertà, la democrazia,
e i diritti civili duramente e faticosamente conquistati dai
nostri padri, e dai nostri nonni, vengano considerati una
sovrastruttura e che nel nome di altri valori possano essere
tolti di mezzo. La nostra libertà, la nostra democrazia,
i nostri diritti civili non sono contrattabili, su questo
non si può mollare neppure un centimetro. Queste cose
non sono sul mercato e dobbiamo mettercelo in testa altrimenti
ci troveremo un domani a dover seriamente e inevitabilmente
considerare l’unica opzione possibile: armarci e partire.
Perciò, nell’idea più intensa
e forte di crescita dovrebbe esserci quella dell’impegno,
del dovere di modificare e di creare. Non tutto ciò
che hanno conquistato i padri dev’essere necessariamente
consegnato ai figli. Abbiamo già visto che non è
così. Già oggi avete sulla vostra testa un debito
di oltre 20 mila euro. In più non avrete chi vi pagherà
le pensioni. Che volete di più per incominciare ad
affrontare la vita? Si impone una riflessione non facile ma
ormai necessaria ed urgente. Le città sono invase di
cartelloni che promettono recuperi scolastici prodigiosi ed
esami indolori, messaggi diseducativi poiché chiunque
potrà auto condonarsi “comprandosi” un
diploma. Forse così farete felice i vostri genitori
e voi potrete incorniciarlo in camera, ma di certo non avrete
risolto alcunché. I problemi sono ancora tutti lì,
nell’Italietta da sei meno, l’Italietta di quel
voto scandaloso e pornografico che è l’inno più
dannoso, nocivo e malefico alla mediocrità. Perché
è con questo sei meno che puoi essere promosso.
Fino a quando continuerete a fuggire? Ragazzi,
svegliatevi! La scuola non è cambiata, forse perché
non è possibile cambiarla, forse perché la si
vuole proprio così com’è. Non ci investiamo
risorse e non pretendiamo risultati. Continuate a guardare
i cartelloni che promettono recuperi scolastici, con testimonial
di calciatori famosi che hanno fatto miliardi con la terza
media in tasca, prova vivente di come si possa diventare ricchi
e famosi rimanendo ignoranti. Cultura speciosa e conoscenza
degradata ad inutile orpello. Ragazzi, svegliatevi! Prima
che sia troppo tardi. Perché temo questa Italietta
dove qualsiasi ragazzo o ragazza può conquistare la
ribalta televisiva solo perché fisicamente bello e
socialmente disponibile. Temo questa Italietta che
prepara nella sua ignavia, un condono educativo per i nullafacenti. |