Esattamente un anno fa, scrivevo su Notizie Radicali che i
rigassificatori rappresentano per Trieste la prosecuzione
di una guerra storica con altri mezzi. Quella guerra che ha
radici lontane, che ha visto gli slavi spingere per avere
la nostra città fino a celebrare la propria esaltazione
nell’invasione di Trieste da parte della seconda armata
con a capo il maresciallo Josip Broz detto Tito nella primavera
del ’45. Dicevo allora che il rigassificatore era la
forma moderna del proseguimento della stessa guerra che non
ha concesso mai nessuna tregua come lo dimostrano le innumerevoli
e vergognose scritte che sono apparse negli anni del dopoguerra
e qualche volta anche sui campi di calcio: Trst je nas, cioè
Trieste è nostra.
Ebbene è notizia di questi giorni l’ipotesi
di un terminal rigassificatore nell’area del Porto
di Capodistria. Se ne parla poco ma sarà il tema
centrale dei prossimi mesi. Alla fine di luglio la società
tedesca Tge Gas Engineering ha presentato al ministero dell’Economia
della Repubblica di Slovenia l’istanza per ottenere
le autorizzazioni generiche tese a qualificarla come legittima
proponente dell’impianto congiunto di rigassificazione
e di produzione di energia elettrica nella zona portuale.
Tra non molto Lubiana darà la sua risposta. L’impianto
fornirà 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno,
costerà 900 milioni di euro e avrà un’incidenza
pronosticata del valore delle opere da affidare a esecutori
e fornitori di servizi sloveni, stimata in una quota del
40%.
Che dire allora dei nostri sodali vicini che venivano prontamente
a manifestare contro il presunto rigassificatore che si
voleva fare a Trieste? Che dire della complicità
delle nostre associazioni ambientaliste? Niente, non si
può dire niente tranne che si sono manifestati per
quello che sono: banditori del nichilismo da salotto capaci
soltanto di cavalcare l’onda emotiva. Ecologisti della
domenica, sciampisti dell’ambientalismo militante.
E noi? Noi siamo il popolino arrendevole e qualunquista:
italiani, brava gente diceva Indro Montanelli, perché
abbiamo un comportamento buonista e accettiamo tutto con
distratta giovialità e smemorata indulgenza. Così,
lasciamo entrare nelle nostre case il falso ambientalismo
che distrugge posti di lavoro invece di crearli, svendendo
la nostra città davanti i nostri occhi.
Qualche paladino ambientalista fa balenare possibili esplosioni
ed il nostro riflesso condizionato è la paura. Di
conseguenza è meglio non fare niente, opporci a qualsiasi
cosa puzzi di progresso. Perciò gli ambientalisti
banditori del nulla hanno la vita facile: ricevono contributi
regionali e nazionali per opporsi poi con tutte le loro
forze contro gli stessi che elargiscono i contributi, la
regione o lo Stato. Sputano nel piatto in cui mangiano e
fanno la vita comoda perché non devono rispondere
a nessuno, non devono far niente tranne opporsi al progresso.
Non hanno nessuna responsabilità e nessuna capacità
costruttiva, perciò sguazzano nella nostra ignoranza
e predicano una messa in liquidazione che abbraccia tutto
il Paese. Il terminal di Capodistria potrebbe essere la
goccia che fa traboccare il vaso, si rischia di far sprofondare
il nostro Paese “ad imbuto” in un futuro di
schiavitù energetica aumentando la nostra dipendenza
da paesi poco democratici come i comunisti russi o i musulmani
algerini. Se la Slovenia deciderà per il rigassificatore
e noi no, sarà un altro paese ancora che potrà
ricattarci. Questo spiega perché dalla Slovenia vengono
a manifestare in casa nostra contro i nostri rigassificatori:
perché li vogliono loro. Altro che solidarietà
ecoambientale!
Chi si attarda nel comprendere la natura della posta in
gioco dei rigassificatori, difficilmente potrà capire
quanto questi assumano la connotazione di dispositivo politico
freddamente pensato a tavolino da potenze straniere con
la complicità dei nostri ambientalisti della domenica
e utilizzato come arma impropria contro la nostra città.
La veemenza gasfobica è una trovata di coloro che
hanno saputo creare sapientemente la preconcetta ostilità
verso i rigassificatori e così facendo, hanno ancora
una volta sottratto una porzione di sviluppo per Trieste.
L’ideologia ambientalista rende più onore alla
menzogna che alla verità.