Tra un anno e mezzo circa si terranno le elezioni nel Friuli
Venezia Giulia. Ancora una volta la nostra regione, in anticipo
rispetto alle Europee del 2009, potrà essere un grande
laboratorio per sperimentare le combinazioni di lettere della
brodaglia politica: Udc, Ccd, Cdu, Ds, Sdi… Nella combinazione
possibile di sigle, il brodo scipito della politica, spunta
una che per carattere e per offerta politica è diversa
da tutte le altre perché rappresenta una domanda di
libertà e di modernizzazione della parte più
dinamica della nostra società che non trova risposta
né nel centrosinistra né nei soggetti del caudillismo
sudamericano nazional-popolare di centrodestra. Mi riferisco
alla RnP. La Rosa nel Pugno si distingue perché ha
dentro di sé i radicali che più di ogni altro
partito rappresenta il grillo parlante di ciò che non
va nel nostro Paese, la sua coscienza laica, democratica e
liberale. Un partito che può rivolgersi anche agli
insoddisfatti, ai non delusi, perché non illusi (per
dirla alla Pannella).
Dobbiamo quindi chiederci se vogliamo partecipare a queste
elezioni amministrative che sono quelle più politiche.
La risposta potrebbe essere “sì”. Sì,
vogliamo. Tuttavia dovrebbe trattarsi di un sì condizionato:
vogliamo presentarci a patto che si dia voce alle istanze
di Fiuggi. A patto che si possa andare in alleanza con lo
Sdi ma senza per forza dover sentir dirci che sono 30 volte
più grandi di noi. Senza quelle logiche perverse che
fanno pesare quel 30 come fosse un voto universitario. E’
la stessa logica maligna mediante la quale il peso nelle coalizioni
vale esattamente la percentuale di votanti: se ottieni ad
esempio un tre percento allora vali quel tre percento, ti
imponi per quel tre percento, sei stimato e vuoi contare per
quel tre percento perché, in definitiva, tu sei il
tre percento. Questa agghiacciante logica è un sistema
perfido che trasforma la quantità in qualità;
dunque risulta chiaro che per una organizzazione che fa della
qualità il centro dell’azione politica, questa
raccapricciante dialettica dà il voltastomaco ed è
la fonte dei dissapori con lo Sdi.
Dall’altra parte lo Sdi ci rinfaccia di essere un’armata
brancaleone, di non essere un partito politico in quanto mancante
di organizzazione sul territorio. Ma che vuol dire? Provo
a spiegarlo. Se ho capito bene, per lo Sdi la libertà
e la democrazia devono esistere all'esterno dei movimenti
e dei partiti che i cittadini liberamente creano, non all'interno,
altrimenti (ed è questa la critica che ci fanno) non
esisterebbe più identità partitica. Sarebbe
come andare dal movimento pacifista e chiedere che si rispettino
le SS; oppure chiedere ai comunisti di accettare gli anarco-capitalisti.
Dato che per i radicali la priorità assoluta è
la libertà, secondo gli amici socialisti siamo degli
anarchici camuffati, mentre loro hanno il senso dell'identità
ed è per questo che possono prendere o espellere chi
vogliono, cosa che per noi è inconcepibile.
Certo, anche se accettiamo questa “critica” dobbiamo
dire che, per converso, una organizzazione piramidale sul
territorio è alla base della partitocrazia e pone le
fondamenta per la contrattazione dei posti di potere con negoziazioni
che si gestiscono in prima persona. Una contrattazione “personale”
del posto, di qualunque posto: dal consiglio di amministrazione
dell’ultima municipalizzata fino al più eclissato
portierato del sottoscale di un condominio. Questa è
conseguenza dell’organizzazione e rappresenta invece
la nostra critica nei confronti degli amici Sdi, cioè
che i vertici sono “prigionieri” di una base che
porta avanti con scrupolosa e attenta accuratezza la gestione
del posto. Si capisce dunque la nostra perplessità
quando, avendo a che fare con la loro “base” e
dovendo parlare di condurre una battaglia politica o soltanto
una iniziativa, ci guardano come se fossimo marziani.
Ecco dunque la nostra esitazione: come facciamo a presentarci
assieme alle elezioni avendo questi due dna così diversi?
E qui la risposta non è più così scontata:
rischiamo di farci mangiare senza lasciare neppure le briciole.
E se cercassimo di far valere un’improbabile parità
di diritti, il momento umano che c’è prima delle
elezioni finirebbe subito dopo queste, con il rischio di essere
trattati come al cane quando gli si dà da mangiare
sotto il tavolo. Perché la base dello Sdi o è
senza scrupoli oppure è senza bussola. Questa è
la nostra perplessità. Sì, cari compagni, sentiamo
che vi mancano gli ideali, siete privi di un faro interiore,
di una stella che vi indichi il nord.
Che dire sennò del fatto che senza essere doverosamente
informati, in regione avete cavalcato la prima baggianata
populista che vi passava davanti e suonava che poteva portare
(forse) qualche voto in più? Mi riferisco al “no”
ai rigassificatori del assessore di Gorizia che non sapeva
nemmanco come funzionasse un rigassificatore. Oppure, che
dire di quella infelice sciocchezza che vi ha fatto accettare
supinamente la raccolta di immondizia porta a porta? O pensavate
che era il Porta a Porta di Bruno Vespa? Approvando tale scempiaggine
fate ricadere il deficit della municipalizzata Iris, sui cittadini
anche in termini di disagio e di compromissione della salute.
Vi siete sommati al coro degli ambientalisti senza riflettere.
Se la questione, come sostengono le altre associazioni ambientaliste,
fosse quella di indurre ad una raccolta differenziata più
spinta, anziché al metodo coercitivo perché
non guardate alla tecnologia che, nel medio periodo, si rivela
anche economicamente la scelta più vantaggiosa. Vi
riempite la bocca con scuola, scuola, scuola ma poi quando
si tratta di pensare alla tecnologia vi alleate con quelli
che remano contro, con i conservatori. Mah.
E meraviglia che, a distanza di anni, qualcuno voglia ripercorrere
il grigio sentiero olezzante che già contraddistinse
gli accordi fatti in passato con altre stelle cadenti della
politica. Forse ha ragione Capezzone quando dice che volete
usare la RnP come un taxi. Ma un taxi per portarvi dove? Avete
dentro la maledizione della diaspora permanente. Non appena
cominciate a dire qualcosa, non appena l’opinione pubblica
fissa per un nanosecondo lo sguardo su di voi, zac! Vi separate.
Siete due anime che vogliono unirsi e finiscono per diventare
tre corpi. Forse è una dannazione che viene dalla prima
repubblica, la quale prima di tirare le cuoia ha stramaledetto
il pentapartito. In effetti succede lo stesso ai democristiani
che ai due nuclei originari quelli dell'Udc (dove alloggiano
i democristiani del Ccd e quelli del Cdu) e del Partito popolare
(oggi Margherita), si sono aggiunti i democristiani dell'Udeur
di Mastella e quelli per le autonomie di Rotondi e ancora
i democristiani del Mpa di Raffaele Lombardo e poi quelli
che hanno lasciato Forza Italia seguendo l'ex coordinatore
veneto Giorgio Carollo nel nuovo movimento Veneto per il Ppe
ed i democristiani che hanno fondato con Marco Follini l'«Italia
di mezzo» e poi i democristiani, appunto, di Giuseppe
Pizza…
Ed eccoci qua a decidere cosa fare per le prossime elezioni
con questi compagni dal fiato corto ma pesante, dall’elettroencefalogramma
politico piatto ma scandito da picchi di elettroshock quando
c’è da spartirsi qualcosa. Ma temo che la colpa,
alla fine, sia solo nostra: la verità è che
lo Sdi non ama la compagnia né degli imbecilli né
dei geni, perché i primi gli danno fastidio e i secondi
gli fanno ombra. E noi radicali siamo entrambe le cose: siamo
imbecilli perché non sappiamo contrattare poltrone
e siamo dei geni perché sappiamo inventarci la politica
tutti i giorni ed in ogni angolo di strada e con qualsiasi
mezzo.
La sinistra si è trovata unita (Unione) soltanto per
quella sorta di comitato di liberazione nazionale contro il
male incarnato da Berlusconi ma non ha saputo darsi nulla
di più. Perché non ha un idea, un’aspirazione,
un sogno. Non ha niente e quando non si ha niente, non si
semina niente e non si raccoglie niente. Così è
lo Sdi: non un’idea, un afflato, un’aspirazione
che sia una degna di questo nome. Ci hanno ripetuto come un
disco rotto: più scuola, più scuola, più
scuola. Credo che le immagini registrate dai telefonini che
hanno fatto il giro del mondo in internet con studenti che
prendevano per il culo i loro professori o gli puntavano una
pistola giocattolo da dietro la scrivania e avevano avuto
l’ardire di imbavagliare con un giornale la faccia del
malcapitato insegnante, la dica lunga su quello slogan che
si è rivelato demenziale, fuori dal mondo e fuori dal
nostro tempo.
Insomma, non se ne vede via di uscita. Boselli e Villetti
sono prigionieri della base. Nella nostra regione, questa
fantomatica base pensa di presentarsi da sola alle elezioni.
Ormai non c’è spazio per contrattare neppure
l’uso del simbolo e temo che non ci sia neanche il tempo.
O facciamo entrambi, radicali e socialisti un passo grande
e sincero l’uno verso l’altro, un passo di riconciliazione,
accettando le nostre differenze e cercando di valorizzarle
o davvero ogni giorno, anzi, ogni ora che passa diventa troppo
tardi ed i veti incrociati per l’uso del simbolo impediranno
qualsiasi riconciliazione. Forse davvero è troppo tardi
o forse no. Comunque dire che il dado è tratto è
a mio avviso sbagliato, anzi, facciamoglielo dire a quelle
cassandre che non vogliono un movimento laico, liberale e
libertario, ché nella loro bocca questa frase sa solo
di brodo.
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