Von Clausevitz sosteneva che la guerra è la prosecuzione
della politica con altri mezzi. Questo scritto vorrebbe palesare
che i rigassificatori rappresentano per Trieste la prosecuzione
della guerra con altri mezzi. Sì, perché c’è
una guerra contro Trieste, è il conflitto di sempre,
che ha radici lontane e che oggi si combatte in un altro modo.
La contesa riguarda gli slavi che spingono per avere la nostra
città e che ha visto, come è noto, la loro apoteosi
nel mese e mezzo di invasione di Trieste da parte dei titini
nel maggio del ’45, complice una armata anglosassone
formata da neozelandesi che per ragioni inspiegabili invece
di continuare verso Trieste, si fermò a Pieris. Sembrerebbe
per ordini provenienti dallo stato maggiore inglese e connivente,
forse, lo stesso Churchill che probabilmente (anche se non
lo si potrà mai dimostrare) aveva promesso la nostra
città a Tito all’insaputa dell’alleato
americano, contraccambiandola con lo spezzamento del fronte
sovietico attraverso il non allineamento.
La storia dice che quando Truman, il venditore ambulante diventato
Presidente degli Stati Uniti dopo la prematura morte di Roosevelt,
venne a saperlo pronunciò la famosa frase: “Trieste
è troppo importante per lasciarla in mano a Mosca”.
Dunque dette ordini di far sloggiare Tito immediatamente,
pena l’arrivo dei suoi incrociatori nel nostro porto.
Tito, che era uomo intelligente, capì l’antifona
e non volle mettere a repentaglio tutto il consenso che aveva
costruito attorno a sé, inimicandosi gli americani.
Fece buon viso a cattivo gioco e se ne andò.
Ma da allora la guerra per avere Trieste non è finita.
Lo dimostrano le innumerevoli scritte che sono apparse negli
anni del dopoguerra sui muri o addirittura nei campi di calcio:
Trst je nas, ovvero Trieste è nostra. Come dicono gli
psicoanalisti: il passato non muore mai.
Dall’altra parte del suo retroterra, Trieste non sta
meglio. L’eterna rivalità con una regione, il
Friuli, che è più pratica, più lavoratrice,
più formica e meno cicala, ha inavvertitamente o forse
sapientemente, creato una filiera di vittimismo intorno ai
triestini che di conseguenza non fanno altro che guardare
il proprio passato e sognare i tempi che furono. Una situazione
chiaramente perdente. Come quella che ci propugnano in continuazione
le associazioni ambientaliste del pensiero unico per cui tutto
deve essere protetto, il nostro Carso, il nostro Golfo, il
nostro passato. Non si deve fare niente che non sia a impatto
zero. Come se l’impatto zero esistesse davvero. Corresponsabili
i quotidiani e le riviste arrendevoli e qualunquiste che per
vendere poche copie in più danno sfogo a tutte le nostre
paure e non pubblicano neppure il dieci percento delle lettere
che arrivano alla redazione che analizzano seriamente il fenomeno
della rigassificazione e offrono importanti contributi al
dibattito.
Con questo comportamento attuato con distratta bonomia e interessata
indulgenza al falso ambientalismo che distrugge posti di lavoro
invece di crearli, i soliti ignoti (o meglio, i soliti noti)
non solo ci vogliono far crescere come cetrioli in salamoia
ma stanno addirittura svendendo la nostra città davanti
i nostri occhi. Una messa in liquidazione che abbraccia tutto
il Paese di cui Trieste, ancora una volta, come nella prima
e nella seconda guerra mondiale, rappresenta il perno dell’italianità.
Con l’accordo tra Gazprom e Sonatrach, si è attuato
il monopolio del gas. L’asse Russia-Algeria rischia
di far sprofondare il nostro Paese “ad imbuto”
in un futuro di schiavitù energetica aumentando la
nostra dipendenza da paesi poco democratici come i comunisti
russi o i musulmani algerini. I contrari ai rigassificatori
vogliono favorire il riallacciamento attraverso la Slovenia
che si è accordata con la Russia per attivare la rete
dei gasdotti sul proprio territorio. Un altro paese ancora
nella filiera dei rubinetti che può ricattarci. Questo
spiega perché dalla Slovenia vengono a manifestare
in casa nostra contro i rigassificatori. Altro che solidarietà
ecoambientale! Per loro Krsko è un problema inesistente.
Una centrale nucleare a 130 km. da Trieste, fatta con la stessa
tecnologia di Chernobyl, è un dilemma che non esiste,
mentre un rigassificatore che non dovrebbe comportare alcun
danno all’ecosistema, invece sì è un problema!
Infine, anche i sindacati appaiono incapaci di fare un tentativo
di analisi, preferiscono parlare all’infinito del comparto
unico del pubblico impiego o della Ferriera… perché
per loro l’unico lavoro da difendere che assume visibilità
deve avere tratti fordisti, ma quando una grande industria
si affaccia all’orizzonte diventano vittime anch’essi
del pensiero unico ambientalista. che ci racconta un sacco
di panzane in un tranquillizzante consommè di convinzioni
ecobuoniste che assopisce lo spirito e addormenta il cervello.
Così, accade che nessuno “vede” la riqualificazione
della zona, cioè che si bonifica un’area assolutamente
inquinata; oppure, accade che nessuno “vede” il
lavoro che sopraggiunge, abituati come siamo a vedere quello
che invece se ne va; e nessuno “vede” che il gas
che arriva con le navi non comporta alcun pericolo (questo
fatto è dimostrato scientificamente e statisticamente);
così come non si vuole “vedere” che il
GNL non può esplodere preferendo abbandonarsi ad ipotizzare
improbabili scenari di evacuazione della città; non
si “vede” il ruolo strategico per Trieste e neppure
che l’approvvigionamento energetico sarà nel
prossimo futuro la principale causa di conflitto tra i popoli…
Insomma, quando si tratta di dare una alternativa tangibile
a Trieste e al Paese, nessuno riesce a vedere più niente.
Una giungla di satrapie ambientaliste ci ha cloroformizzati.
Ma qualcuno vuole dire ai triestini le vere ragioni per le
quali si è contro i rigassificatori?
La verità è che non ce ne sono di ragioni. Neppure
una. Chi si attarda nel comprendere la natura della posta
in gioco dei rigassificatori, difficilmente potrà capire
quanto questi assumano la connotazione di dispositivo politico
freddamente pensato a tavolino e utilizzato come arma impropria
contro la nostra città. I nemici di Trieste vogliono
farci cadere in quel imperscrutabile abisso in cui si mescolano
il niente e l’assoluto dandoci a bere una difesa della
nostra città laddove con una ideologia da bignami,
ci propinano un raggiro agghiacciante, una turlupinatura unta
a vaselina, un imbroglio ricoperto di ipocrisia.
La veemenza gasfobica è una trovata di coloro che hanno
saputo creare sapientemente la preconcetta ostilità
verso i rigassificatori e così facendo, hanno ancora
una volta regalato un’altra porzione di Trieste al nemico.
Ora Churchill è tra noi.
Walter J. Mendizza, Segretario Associazione
Tecnosophia