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CRONACA DI UN LICENZIAMENTO ANNUNCIATO

 
 
 
 
La legalità è libertà.
J. W. Goethe
 


RIASSUNTO DELLA VICENDA

III. Aspettando l'Appello


188) Devo essere probabilmente l’unica persona al mondo a cui la giustizia gli ha confermato il licenziamento per un fatto che non era neppure menzionato nella nota di contestazione. A mio avviso questo dimostra inequivocabilmente che la cosa era stata studiata dapprima a tavolino e poi si è modificata deliberatamente la nota di contestazione con il licenziamento in tronco alla luce del comportamento avuto.

189) Dall’altra parte, è evidente che il giudice non ha tollerato il mancato accordo con la controparte, che confidava sarebbe stato raggiunto. Aveva avuto due anni per farlo ma confidava che ci saremo messi d’accordo.

190) Questa è stata una circostanza piuttosto insolita in quanto due anni di processo furono gettati al vento in cinque minuti, tuttavia penso che essendo il giudice uno che proveniva dal penale può risultare giustificato per un giudice penalista cambiar idea alle volte solo con una battuta.

191) Per me era come se il mondo girasse alla rovescia ed io fossi diventato l’imputato colpevole… D’altra parte, non deve essere certamente facile per un giudice penalista passare alla magistratura del lavoro magari perché bisogna tappare un buco. Con il mio caso, peraltro, il giudice ha chiuso con il lavoro, per andare al civile.

192) Per quanto riguarda i prodotti, sono perfettamente a conoscenza che difficilmente potrei avanzare pretese che riguardino l’ideazione di prodotti e questo perché tale attività può farsi rientrare nella prestazione lavorativa in qualità di dirigente di vertice.

193) Invece, appare incomprensibile che, ad esempio, non si sia voluto utilizzare l’art. 20 dello Statuto che permette al Direttore Generale di essere convocato nel C.d.A. nel caso ci fosse stato bisogno.

194) Inoltre risulta alquanto stravagante il comportamento di assoluta urgenza nel provvedimento di licenziamento, senza che poi neppure una delle accuse fosse dimostrata, tranne quella di disattivare il sito, che però non figurava nella lettera di contestazione.

195) Logica avrebbe voluto che se c’erano elementi di dubbio, si convocasse il direttore generale ma non alle indecenti e sconclusionate riunioni del Danni che nulla c’entravano con il Vita, ma nel CdA, anche per permettergli di difendersi o eventualmente di fornire spiegazioni se qualcosa non appariva chiaro nel suo comportamento.

196) Il giudice non ha voluto prendere in considerazione questo operato in quanto esulava dalla causa di lavoro. Ma allora, cosa deve fare un povero disgraziato? Da un lato ti sparano, dall’altro non prendono in considerazione le pallottole!

197) Una Società si dà uno Statuto è come uno Stato si dà una Costituzione. Se si viola lo statuto è una cosa gravissima. Ma nessuno ha voluto prendere in considerazione questo fatto. Non so perché. Sembra che quando si tocca un grande principio bisogna che ci debba essere un caso “nazionale” da mettere in tv o sui giornali, altrimenti, non si ha il diritto di farlo valere, perché si dà per scontato (o per sottinteso) che i diritti fondamentali vengano sempre rispettati.

198) Invece non è così. I tuoi diritti possono venire costantemente violati. Tanto, se la cosa non è smaccatamente palese nessuno fa niente per ripristinare lo stato di legalità.

199) Se uno non sa come muoversi è spacciato e non puoi neppure confidare sul tuo avvocato dato che normalmente il proprio avvocato sta inseguendo altre sottigliezze da azzeccagarbugli nelle pieghe dei codici o delle sentenze. E cercando le pagliuzze non vede le travi…

200) In effetti, convocare il direttore generale (cioè il sottoscritto) avrebbe potuto palesare alcune contraddizioni, dato che molti dirigenti e funzionari dell’acquirente che erano venuti a Trieste, apparivano sinceramente convinti che la compagnia fosse un gioiello, piccola questo sì, ma molto bene amministrata e proiettata nel futuro.

201) Del resto così hanno detto davanti a un mucchio di persone quindi non temo di essere smentito. A parte il fatto che con queste motivazioni, la bontà della mia compagnia, furono vendute tutte e due le compagnie ed il precedente CdA ne andava orgoglioso e se ne vantava.

202) Dato che questi dirigenti avevano palesato in pubblico la bontà della compagnia, una mia convocazione davanti al CdA avrebbe evidenziato tale incoerenza.. Del resto, la compagnia era già in utile avendo anticipato il break even point di qualche anno. Tuttavia tali utili non si vedevano esplicitamente perché eravamo costantemente caricati dalle spese del danni.

203) Proprio in applicazione dell’art. 20 dello Statuto, io avevo partecipato a tutti i C.d.A. del vecchio Consiglio mentre neppure una volta fui chiamato nel nuovo. Glielo dissi e glielo scrissi a GM ma non ricevetti mai alcuna risposta. Ciò potrebbe confermare che fin dall’inizio aveva in mente una e una sola cosa: il licenziamento.

204) Dal comportamento dei dirigenti dell’acquirente che sono venuti a vedere le compagnie, tutti, avevano avuto parole di elogio per la compagnia vita. I miei prodotti sono stati analizzati da tutti i punti di vista (commerciale, attuariale, reddituale) e ho ricevuto sempre complimenti.

205) In aperto contrasto con quanto si affermava nella lettera di licenziamento (andamento negativo della compagnia e prodotti scadenti) il signor GM, dopo la mia fuoriuscita, in barba alla regola di autocontenimento imposta dai principi di buona fede e correttezza, realizzò una serie di convention con gli agenti e di interviste in giornali specializzati dove decantava la straordinarietà dei prodotti della compagnia.

206) Da un rapido calcolo, la LTC per il gruppo acquirente avrebbe potuto rappresentare per il futuro, un mercato di oltre un miliardo di euro se fosse stata fatta una robusta campagna commerciale: Premio medio € 1.000 x 1.000.000 di assicurandi potenziali. Tuttavia GM eliminando il prodotto ha di fatto soppresso anche tale possibilità.

207) A questo punto, al di là delle motivazioni che il giudice ha addotto nella sentenza, si potrebbe ritenere che ci possano essere gli estremi per l’espletamento dell’azione di indebito arricchimento (ex art. 2041 c.c.) da parte dell’acquirente, attraverso GM.

208) Tuttavia, dal punto di vista strettamente legale, non c’è nel comportamento della compagnia vita alcun arricchimento indebito. Lo sarebbe solo se l’acquisizione da parte della compagnia del prodotto da me ideato potesse considerarsi illegittima.

209) Per evitare qualunque mia eventuale pretesa, la Direzione della compagnia, il giorno 5 agosto del 2004, inviò a tutti gli agenti, ai broker, ai Capi Area, agli Ispettori Commerciali e ai Tecnici vita, una circolare (la n° 06/04) dove comunica che “dalla data odierna è sospesa, per motivi tecnici e riassicurativi, la commercializzazione della polizza Long Term Care”. Così ci hanno messo definitivamente una pietra sopra.

210) Il comunicato prosegue: “Vi comunichiamo, inoltre, che con il nostro gruppo è allo studio un nuovo prodotto che dovrebbe essere pronto in tempi brevi e che sarà adottato dalle Compagnie del Gruppo. La nuova polizza capitalizzerà sia l’esperienza acquisita, sia il fatto d’appartenere al Gruppo”.

211) Il nuovo prodotto realizzato non somiglia per niente alla Rendita Speciale. E’ un peccato poiché avevano per le mani una “Ferrari” e per paura si sono accontentati di una cinquecento.

212) Continuo a pensare che se fosse possibile fare un processo indiziario, il comportamento messo in atto non avrebbe scampo. Per questo motivo ho deciso di scrivere questa storia.

213) La pubblicità fatta dalla nuova direzione quando ancora non era stato deciso di affondare il prodotto da me ideato, per i motivi sopra menzionati, recitava in questo modo: “RENDITA Speciale, e sai che qualcuno penserà a te! Proprio così. Rendita Speciale penserà a te nel caso tu non fossi più in grado di farlo da solo. Rendita Speciale assicura la tranquillità di essere economicamente indipendenti in caso di bisogno di assistenza continuativa nel tempo e garantisce, in caso di perdita di autonomia, fina dall’inizio una cospicua rendita che si rivaluta di anno in anno e ti accompagna per tutta la vita”.

214) Dapprima i dépliant, i cartelli pubblicitari, le interviste su riviste specializzate. Tutto a decantare le meraviglie del prodotto, e poi, invece, la retromarcia. Penso che adesso si capisce perché queste cose fanno scaturire il fermo convincimento di dover inalveare la mia sete di giustizia nella direzione di pubblicizzare questo comportamento.

215) Già dall’inizio del 2004 la compagnia fece marcia indietro sui prodotti da me ideati e decise di non spingerli più. Ci sono voluti due anni per rendersi conto di quanto dicevo ma ormai la frittata era fatta: le impronte sul barattolo di marmellata ci sono tutte.

216) La “Rendita Speciale” non veniva pubblicizzata neppure tra gli agenti. Prima è stata tolta dal Notam, che è il libercolo di Nota informativa e modalità contrattuali che obbligatoriamente deve venir consegnato al cliente, e poi, in estate, quando tutti erano al mare (in modo da evitare anche le proteste degli agenti) è stata cancellata definitivamente. Un colpo di spugna.

217) Il prodotto c’era ma non si vedeva, ergo, il prodotto c’era ma non si vendeva. Ora il prodotto non c’è nemmanco più. Sono stati eliminati tutti gli ostacoli e gravami che potevano penalizzare la compagnia attraverso eventuali mie pretese, che, torno a ripetere, non ci sarebbero mai state semplicemente perché non avrebbero mai potuto esserci.

218) In due anni si è passati dalle entusiaste interviste trionfanti su giornali specializzati in cui GM si vantava dei prodotti della compagnia alla presa di consapevolezza che se li pubblicizzava mi avrebbe potuto dare il destro per la rivendicazione. Allora, indietro tutta! Si vendano gli altri prodotti ma non la LTC.

219) Un blocco vero e proprio al “mio” prodotto, una sorta di impedimento mirato alla Rendita Speciale. Si potrebbe affermare che questa sì, è stata una vera e propria rappresaglia dal sapore amaro, di tipo volpe e uva, una sorta di “nolo sumere acerbam”.

220) Si tratta di un cinismo al servizio di piccole rendite di posizione, di mediocri privilegi di casta e di bassi interessi di schieramento. Peccato che anche tutti gli altri prodotti della compagnia siano stati da me realizzati ed ideati con un tocco di originalità. Dunque, tutti, assolutamente tutti, anche quei prodotti elementari come la temporanea caso morte, hanno un loro pizzico di novità. Che farà allora GM?

221) In effetti, all’inizio del 2004, c’era già stato un tentativo da parte del Sr. AM, (il commerciale messo al mio posto dopo la mia fuoriuscita) di copiare i prodotti e cambiare le provvigioni facendo passare il tutto come nuovi prodotti.

222) Di fronte alla protesta della rete agenziale, ha dovuto fare marcia indietro lasciando i “miei” prodotti con la loro provvigione ma non mettendoli più neppure sul sito. Addirittura, in alcuni casi, prima cambia il nome ai prodotti e poi la provvigione, dopodiché dichiara all’intera rete di vendita di aver fatto altri e nuovi prodotti (?!).

223) Ma come? Viene da dire: quando feci io le rivendicazioni davanti al giudice, (che poi non furono accolte perché “non pertinenti” alla causa di lavoro) l’avvocato AB disse che “i prodotti assicurativi sono prodotti assicurativi… non c’è niente da inventare…sono tutti uguali” e poi uno appena arrivato cambia il nome e una provvigione ad una banale mista e pretende che questo sia un altro prodotto? Mah! Due metri e due misure. Anzi, due metri e tre misure; ma nessun giudice potrà mai far caso a queste sottigliezze. Così va il mondo.

224) Per questi motivi, la compagnia si è ridotta a vendere soltanto polizze c.d. “index”. Da compagnia di assicurazioni vera e propria, è diventata una sorta di grande promotore finanziario che raccoglie il risparmio. Dai quaranta e passa prodotti che aveva, ne vende solo tre o quattro. Qualche polizza di rischio, temporanea caso morte o invalidità (le mie note tecniche tengono ancora) ma niente long term care o malattie gravi. Solo risparmio.

225) E’ stata talmente tanta la necessità di fare dietrofront che addirittura si sono tralasciati aspetti molto importanti (e di assoluta gravità a norme Isvap) come quello di non provvedere a distribuire presso le agenzie un congruo numero di note informative di alcuni dei prodotti da me ideati. L’agente era costretto a doverseli scaricare via Internet. Ammesso di trovarli.

226) Ad esempio, prendiamo un prodotto qualsiasi, un Capitale differito con controassicurazione oppure una caso morte con malattie gravi. Ebbene, questi prodotti ci sono, e si possono ancora vendere ma non esistendo fisicamente né come supporto cartaceo, né come pubblicità, diventano di fatto, una categoria di tariffe fantasma.

227) Un sistema per far abortire i prodotti, ma che si dà una rimbombante zappa sui piedi. Poiché erano quei prodotti quelli che avevano portato la compagnia ad avere utili in anticipo rispetto alle più rosee previsioni. Ora rimangono solo le temporanee caso morte, se chiudono anche queste, la compagnia può andare a farsi benedire…

228) Dunque, si è preferito addirittura eliminare un prodotto nuovo e redditizio come la Long Term Care, definitivamente dal portafoglio piuttosto che utilizzarlo per dare lustro al gruppo acquirente.

229) Il capro espiatorio l’ha fatto la LTC perché è stato il prodotto che ho sempre tirato in ballo nelle udienze davanti al giudice. Se avessi detto quello delle malattie gravi sarebbe stato questo il prodotto messo al bando. Io ho fatto un nome per tutti: la LTC, la Rendita Speciale. Ed è stata la Rendita Speciale a pagare il prezzo della proscrizione.

230) Dato che ci vogliono almeno cinque anni ed una robusta campagna pubblicitaria per togliere un prodotto vita dalla neonatologia, si è preferito compiere una soppressione per omissione proprio quando stava per uscire dalla incubatrice.

231) Un prodotto che nessuna compagnia ha nel proprio portafoglio, neppure il grande gruppo acquirente. A dimostrazione che il nuovo polo assicurativo nato dalla fusione di due grosse compagnie, è sì un grosso gruppo, ma non certamente un grande gruppo.

232) GM con il suo dietrofront ha di fatto palesato il suo comportamento anche se questo gesto tradisce un modo di agire assai singolare (quello di buttare l’acqua sporca assieme al bambino) ha preferito cestinare nella pattumiera l’unico valore aggiunto della compagnia: quello di essere la prima ad aver introdotto la LTC in Italia.

233) Chiunque se ne intenda di marketing sa benissimo che l’unica cosa che conta è essere primi in qualcosa, in qualche campo, in qualche specializzazione. I secondi non fanno la storia.

234) GM ha scelto di strangolare in culla il nuovo prodotto LTC della compagnia vita che era una novità in Italia e per molti versi anche mondiale. Lo ha fatto pensando alle richieste che ho avanzato nelle udienze, richieste che invece io avevo fatto soltanto per venire incontro al giudice che chiedeva disperatamente di metterci d’accordo.

235) Quindi aver cercato di avvicinarmi alle richieste della giudice sforzandomi di individuare una soluzione come quella dell’Agenzia Stellare sul “mio” prodotto LTC non solo non è servito a niente ma si è rivelato un boomerang contro di me in quanto si è fatto un cambio di rotta di 180 gradi rispetto al prodotto, ché, dopo averlo tanto decantato, in seguito lo si affonda, lo si mette al bando, lo si proscrive.

236) Per converso, il giudice aveva la convinzione che l’unica soluzione era che le parti si mettessero d’accordo. Non riuscendoci (per colpa mia in quanto non ho voluto mettermi d’accordo) si è aggrappato alla disposizione di disattivare momentaneamente il sito e dunque che io abbia voluto di proposito danneggiare la compagnia, perdendo di vista che tale fatto non era stato neppure menzionato nella lettera di licenziamento.

237) Enunciato il principio che aveva carattere pleonastico, si arricchiva con un argomento in più la motivazione, e, ai suoi occhi quale estensore della sentenza, confermava l’esattezza della soluzione raggiunta.

238) Da ciò deriva la “fortuna” del concetto utilizzato dalla controparte: quello di sabotaggio. Esso offriva il vantaggio di semplificare il ragionamento del giudice. Tutto si riduceva ad una sola alternativa: se con la chiusura del sito era stato oppure no fatto un atto di danneggiamento.

239) E’ un vantaggio di economia di pensiero: la soluzione diventa a portata di mano raggiungibile con estrema rapidità e con un solo passaggio logico.

240) Essendo il tutto magistralmente palesato nell’ultima udienza, quando ormai il giudice aveva preannunciato un mese prima che sarebbe stata l’ultima, non si è avuto poi il tempo di spiegare perché non poteva trattarsi di alcun danno: che la chiusura del sito era come spegnere un computer.

241) Del resto, tra giudici e avvocati, nessuno capiva niente di informatica e le mie valutazioni, per quanto attente, non furono neppure prese in considerazione: era come se stessi parlando in un’altra lingua.

242) Per il giudice la considerazioni che aveva fatto 20 mesi prima, e che ripeté a giugno nella penultima udienza, cioè che non vedeva la giusta causa, non era più idonea a sorreggere tutta la motivazione della sentenza.

243) Perciò ha dovuto adottare un’altra premessa che si rendeva opportuno far propria nel caso concreto, svalutando il mio danno in quanto un direttore generale sa che può essere licenziato in qualsiasi momento e ingigantendo, invece, l’atto di sabotaggio.

244) Anch’io so di dover morire, ma non per questo se mi ammazzano non è stato commesso alcun reato. Il giudice aveva ripetuto diverse volte che “un dirigente sa che può essere licenziato (non c’è l’art. 18 che difende il posto di lavoro), ed è anche per questo motivo che prende più soldi”. Non ho mai capito questo ragionamento dove volesse portare.

245) Così facendo il giudice ha potuto giudicare sulla base di altri elementi di giudizio. Forse la citazione dell’Ecclesiaste, c’è un tempo per ogni cosa, uno per accordarsi ed uno per giudicare non è stata gradita perché troppo supponente.

246) Dall’altra parte, anche il comportamento della compagnia dovrebbe far riflettere: mettere in proscrizione la LTC essendo, com’era, un prodotto di assoluta novità oggetto di desiderio per le altre compagnie, è assai singolare. Del resto, la compagnia ha vissuto in questi anni con gli utili dei miei prodotti e non certo con la vendita di quelli finanziari.

247) Mi chiedo se FM che guida il gruppo acquirente, che ha voluto GM nella compagnia e che gli ha dato l’incarico di direttore generale nel danni (quindi mio collega pari grado) ma gli ha dato l’incarico di presidente del vita (quindi mio superiore) abbia mai considerato l’opportunità di tale scelta.

248) GM aveva chiesto e ottenuto carta bianca perché con ogni probabilità ha portato avanti la tesi, in Consiglio, che le compagnie erano alla rovina, che i dirigenti non erano alla altezza, che inoltre erano litigiosi, ecc. ecc. Ed il Consiglio non ha voluto controllare la veridicità di tali affermazioni, ignorando gli artt. 2391 e 2392 del c.c.

249) Gettarsi nelle braccia della finanza per fare solo volume di fatturato in un momento in cui ormai tutti vi rifuggono, non appare una scelta oculata o ingegnosa, anche se capisco che ci si doveva pur buttare da qualche parte per non dover darmi ragione.

250) Chiunque sappia leggere i bilanci comprenderà che è così. Dunque, mi dispiace per AM che è stato chiamato a sostituirmi, ma la sua strategia di fare fatturato con banali polizze di risparmio si infrangerà subito dato che la compagnia così com’è non potrà mai raggiungere e poi reggere la massa critica necessaria alla sopravvivenza.

251) La compagnia non è nata per quel tipo di affari ed inoltre il mercato è pieno zeppo di prodotti di risparmio. Perché un cliente dovrebbe scegliere di affidare i suoi risparmi ad una piccola e sconosciuta compagnia ancorché appartenente ad un grosso gruppo, tanto vale sceglie una polizza del gruppo. Elementare Watson.

252) Invece un cliente sì che potrebbe scegliere una polizza di rischio con una piccola compagnia, soprattutto se risparmia molto sul premio o se il prodotto non ce l’ha nessuno. Anche questo è elementare. Dunque se la compagnia non riprende in mano quanto prima la sua vocazione al rischio, il suo destino sarà segnato.

253) Sulla carta, esistevano le condizioni per fare una coraggiosa scelta, conveniente per tutti, soprattutto per la compagnia: quella di venirmi incontro con l’Agenzia Stellare, ma è stata preferita la pigrizia imprenditoriale coltivata in serra.

254) Potrà sembrare assurdo ma tutto questo si è fatto per evitare che il sottoscritto possa mettere in atto la benché minima rivendicazione. Fino ad agosto del 2004, il prodotto poteva essere scaricato da Internet al tristemente celebre indirizzo della compagnia.

255) Uso l’avverbio tristemente perché, come il lettore può facilmente intuire, è sconsolante dover ricordare l’utilizzo della disattivazione come arma impropria.

256) Arma impropria perché nella lettera di contestazione inviatami dal signor GM, questo fatto non era citato ma mi si addebitava un presunto cattivo andamento della compagnia. Siccome questo cattivo andamento non c’era affatto, si decise di cambiare rotta.

257) Del resto, se avessero proseguito su quella strada avrei potuto citare il precedente C.d.A. (anzi ne sarei stato obbligato) che aveva sempre approvato i bilanci con unanimi consensi ed elogi.

258) Come ho già detto, devo essere l’unica persona al mondo che è stato licenziato per qualcosa non citata nella lettera d’addebito ma contestata solo 15 giorni dopo nella lettera di licenziamento studiata “a tavolino”.

259) Alla fine il problema è sempre lo stesso: essere bravi può risultare imperdonabile perché impone di comportarsi secondo quel che certe persone pretendono dai loro dirigenti: stare umilmente zitti, dire loro grazie, non esprimere pensieri.

260) Se poi, c’è stato un momento imprenditoriale, un qualcosa di nuovo, il sorgere di impresa, beh, allora c’è solo da chiudersi in un convento di clausura ad espiare, colpevoli, l’immeritato momento di gloria.

261) I consiglieri di amministrazione in molte imprese italiane, dovrebbero vestirsi da imam, inturbantati, giacché nel loro sinedrio i grandi manager-sacerdoti del pensiero unico non vogliono sapere la verità. Tanto, se c’è il responsabile che si prende gli oneri e gli onori, loro possono fare sogni tranquilli; il resto non conta.

262) Alla fine, mi sono persuaso che ci deve essere da qualche parte una sorta di manuale delle convinzioni morali accettabili per i dirigenti, un catechismo laico di una religione senza papa ma con molti padrini e gran maestri a cui bisogna aderire per forza se si vuole avere la patente per guidare un’impresa.

263) Tutto questo ci dà la misura di quanto la managerialità venga offesa in casa nostra, quanti bracci politici ha il potere ed il pre-potere, anticamera della pre-potenza, quanti pedaggi dobbiamo pagare, quanto sia accidentato organizzare qualcosa di nuovo, come viene indebolito il telaio dei valori dirigenziali, e come sia difficile ricomporre le smagliature e uscire dal pasticcio oscurantista dei C.d.A. proprio per redimerlo dal proprio comportamento.

264) Nessuno più dell’Italia sa cosa significhi amare le proprie idee e contemporaneamente ribellarsi al potere che le stravolge. Galileo era italiano così come Giordano Bruno, ma lo erano anche Marconi e Meucci. Fatte naturalmente le dovute distanze, il problema sembra essere sempre lo stesso.

265) Questa è la realtà degli uomini, pensare, discutere, soffrire e combattere per le idee e per la propria coscienza. Ma la coscienza e l’etica sono però parole vietate nel management attuale, perché non è prerogativa dei C.d.A., tanto più quanto questi tradiscono l’unico principio sul quale si vantano di essere fondati: l’art. 2247 del Codice Civile.

266) Tale articolo determina il contenuto specifico del contratto di società: quello che due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili.

267) Ma gli utili non si creano con il lavoro, con l’ideazione di nuovi prodotti, con la concorrenza, ma con i passaggi di proprietà da una parte all’altra, con la finanza creativa da un gruppo all’altro in uno sconfinato gioco di scatole cinesi. Perciò si può fare a meno di tutti i prodotti ideati e commercializzati anche per la prima volta. Perché questo tipo di marketing non interessa.

268) Quello che conta sono le decisioni che alle volte prende una sola persona, dunque i C.d.A. nel nostro Paese si mettono al sicuro come le tre scimmiette: chiudendosi gli occhi, turandosi le orecchie e tappandosi la bocca. E vietano l’ingresso ai portatori di idee nuove, anzi, costoro non si devono neppure ascoltare, non bisogna nemmeno dare loro la benché minima possibilità.

269) Consiglio a tutti di leggere il bellissimo libro del prof. Luigi Zingales, “Salvare il capitalismo dai capitalisti” e di visitare il sito http://www.savingcapitalism.com.

270) Che nelle imprese di oggi i manager veri avessero vita grama, l’avevamo già compreso. Che in Italia la cosa fosse ancora più accentuata, l’avevamo capito da un pezzo. Questa storia ne è la prova provata.

271) In conclusione, io non posso che prendermela con me stesso. La vicenda è una lezione di filosofia politica, una sconfitta al mio provincialismo imprenditoriale. Mi rendo conto di somigliare al formaggiaro Menocchio che costruiva la propria cosmogonia ed i propri valori etici a partire dai suoi formaggi: perciò mi sono fatto l’idea che l’universo assicurativo è una sorta di grande cacio ed i dirigenti, i vermi.

272) A oggi che scrivo questo riassunto, cioè a maggio 2005, tre anni e mezzo dopo il licenziamento, e a pochi giorni dall’appello, la Compagnia ha tuttora presso di sé tutti i miei effetti personali sequestrati dal 15 ottobre 2001, libri, cimeli, scarpe, nonché i quadri che io avevo portato per arredare il mio ufficio.

273) Una cosa però ho trovato meravigliosa in tutta questa storia: qualche mese fa si licenziò l’attuario FG che fu colui con il quale disegnai la compagnia nel 1995. Nella festa di addio, egli invitò tutti i colleghi della compagnia e al posto del suo capo AM, invitò me!

274) Così ho potuto rivedere tutti i miei ex colleghi che non avevo più visto (per motivi di opportunità) dal giorno del licenziamento. Mi sono sentito come nella pubblicità della MasterCard: “…essere invitato alla festa di addio dei tuoi (ex) dipendenti… non ha prezzo”.



 

“Il primo ordine che diedi fu quello di allacciare la Catena della
Giustizia, cosicché, se trattata ingiustamente da qualcuno,
la vittima potesse venire a questa catena e scuoterla
per attrarre con il suo rumore la nostra attenzione”.

(Giahanghir, sovrano Moghul)
 

RIASSUNTO DELLA VICENDA

IV. L'Appello

275) Adesso mi tocca affrontare l’appello. Certo che, come diceva J.L. Borges, per avere paura dei magistrati non bisogna essere necessariamente colpevoli. So benissimo che una forte percentuale dei ricorsi civili può essere decisa in un senso o nell’altro con una sentenza che non può essere sottoposta a critica dalla dottrina tanto se fosse per l’accoglimento quanto se fosse per il rigetto del ricorso. Ma tant’è.

276) Ad assoluta e totale conferma di quanto venivo dicendo da sempre sulla bontà della compagnia vita, posso riportare il parere dell’ex Amministratore Delegato RP, che fu chiamato a testimoniare nell’udienza del 21 aprile del mio collega ing. FI.

277) RP dichiarò proprio che lui avrebbe voluto vendere le compagnie separatamente ma che l’azionista non volle perché altrimenti nessuno avrebbe acquistato la compagnia danni. Poi confermò che questa non andava tanto bene mentre quella vita andava benissimo.

278) Certo, tali dichiarazioni non dovrebbero aggiungere granché informazioni in quanto ci sono i bilanci che parlano da sé. Solo che ci vuole un esperto di bilanci oppure qualcuno delle due società di revisione che fecero le analisi al momento della vendita delle compagnie.

279) Per l’appello, ho dovuto presentare un parere pro veritate da parte di un professore universitario esperto di informatica: In tale parere l’esimio professore sostiene che, nonostante la disattivazione, chiunque con un minimo di esperienza avrebbe potuto ripristinare il sito in pochi minuti, per cui la circostanza del presunto danno arrecato all’azienda non ci poteva affatto essere.

280) Il mio avvocato sosteneva che con il parere pro-veritate presentato, la mia condotta, lungi dall’essere ritorsiva appare dai fatti come straordinariamente diligente, di una diligenza ben maggiore data la situazione in cui mi ero venuto a trovare anche sotto il profilo psicologico.

281) In effetti, caso mai risulta vero proprio il contrario, cioè che il non aver riattivato subito il sito da parte della compagnia, ma averlo fatto qualche giorno dopo, dimostra proprio che si è voluto forzare la mano con delle mosse studiate a tavolino.

282) L’appello si tenne il 5 maggio. Mi pareva fosse una bella data: 05/05/05. Questa coincidenza di cifre mi sembrava dovesse portare bene.

283) Ahimé, le cose non stavano così. I primi giorni di maggio c’era un caldo estivo, ma quella mattina Trieste si svegliò con pioggia e bora. Guardando dalla finestra cercai di tirarmi su il morale pensando a cose come “processo bagnato, processo fortunato…”.

284) In effetti la giornata tradiva ciò che poi sarebbe stata, una giornata uggiosa. Alle nove e trenta ero in Corte d’Appello. Cercavo il mio avvocato dappertutto, poiché vedevo la controparte ma non lui. Invece era già dentro l’aula perché stava avendo un altro processo prima.

285) Quando uscì e lo vidi, mi avvicinai a lui e gli chiesi come va. Non sembrava contento e spiaccicò poche parole. Come i contadini che riescono ad indovinare che tempo farà vedendo le nuvole o come sarà una derrata osservando segni impercettibili, così ebbi l’impressione che per lui quel giorno la Corte, non dovesse apparirle in forma.

286) Dopo un po’ si sentì un campanello e vidi alcune persone entrare. Pensai che ci stavano chiamando. Invece era la Corte che pronunziava la sentenza del caso anteriore. Mi trovavo assieme ad altre persone in un processo che non era il mio. Non sapevo cosa fare, ma vidi che la controparte era lì come se niente fosse.

287) Riflettevo su cosa fare, mi sembrava di invadere la privacy degli altri ma a nessuno interessava. Ripensavo anche sul fatto che se avessi saputo che i processi erano pubblici, per me sarebbe stata una manna, perché così avrei potuto raccontare molte più cose di quelle che sto facendo ora, proprio perché avrei avuto testimoni che avrebbero potuto confermare quanto mi era capitato con il giudice di prime cure e tutte le cose dette.

288) Eravamo tutti in piedi, la Corte e noi. Noi eravamo dietro, a otto metri di distanza, separati da una balaustra. Il presidente della Corte incomincia a leggere la sentenza. Caspita, pensai, in così poco tempo? Chissà di cosa si trattava il caso? Come hanno fatto a giudicare? Evidentemente leggono prima le memorie di costituzione e difesa… Ma prima quando? A casa?

289) La lettura della sentenza durò pochi secondi. Dalla faccia del mio avvocato riconobbi che non doveva essere andata bene. Tutti quanti uscimmo dall’aula in maniera un po’ scomposta. Adesso toccava a me.

290) Infatti, passarono pochi istanti che sonò di nuovo la campanella. Tutti dentro di nuovo. Il mio avvocato era ancora fuori che parlava con qualcuno. Io rimasi in piedi aspettandolo mentre gli altri si accomodavano su alcune sedie appostate dietro due vecchi tavoli a ridosso la cimasa della balaustra di legno.

291) Si incominciò facendo il solito rito chiamando le parti in causa. Il mio avvocato finalmente entrò e ci sedemmo. Il rito dell’appello è velocissimo. I tre giudici ascoltano le arringhe dell’uno e dell’altro avvocato. Cinque minuti o poco più a testa.

292) Il mio si concentrò sul rilievo assorbente che era il fatto che GM avesse confessato ragioni diverse per il mio licenziamento rispetto a quelle scritte nella lettera di contestazione e provò a toccare il tema del parere tecnico che avevamo portato che diceva che il sito poteva riprendersi in pochi minuti.

293) Data la distanza che separa la balaustra dal tribunale, l’arringa che fece il mio avvocato era a mio avviso troppo bassa di voce e molto probabilmente all’orecchio dei giudici arrivava solo un molesto rumorio prolungato e confuso, attutito dalla distanza.

294) L’arringa di controparte invece sottolineò che non era possibile ripristinare il rapporto di lavoro, che essendo io dirigente di vertice le ragioni del licenziamento erano riconducibili all’irreversibile cessazione della fiducia, che non si potevano presentare in appello nuovi pareri ecc. ecc.

295) Devo ammettere che l’arringa di AB è stata molto più chiara e forte. Concettualmente non diceva niente di nuovo ma le solite cose pretestuose che in primo grado non si andò a guardare e che in secondo meno che meno.

296) Dopo aver ascoltato entrambe le arringhe, la Corte si alza ed usciamo tutti fuori di nuovo. Stavo per incominciare a chiedere alcune cose al mio avvocato quando sentì di nuovo il campanello. Il mio avvocato fece un gesto di stizza e disse: “brutta cosa”.

297) Lo guardai perplesso e gli chiesi perché. Perché quando è così veloce vuol dire che riconfermano il giudizio di primo grado. Rimasi esterrefatto. A nulla erano serviti i pareri tecnico informatico, il rilievo assorbente, ecc.

298) Infatti, non appena entrammo con la stessa burocratica distanza giudiziale dalle cose il presidente della Corte incominciò a leggere la sentenza che confermava la giusta causa inflittami in primo grado.

299) Non solo non mi spetta niente, nessuna indennità, nessun risarcimento, nessuna penale IRI ma al danno si aggiunge la beffa dato che sono stato pure condannato a pagare le spese di legge, più Iva.

300) Diceva A. Daudet riferendosi alla giustizia sbrigativa: “Quando si sono vedute le simboliche bilance funzionare in maniera così tanto sbrigativa, il concetto della giustizia ne soffre molto. Si ha la stessa sensazione di una messa da morto brontolata in fretta da un prete indifferente per il funerale di un povero”.