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CRONACA
DI UN LICENZIAMENTO ANNUNCIATO
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La legalità è
libertà.
J. W. Goethe
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RIASSUNTO DELLA VICENDA
III. Aspettando l'Appello
188) Devo essere probabilmente l’unica
persona al mondo a cui la giustizia gli ha confermato
il licenziamento per un fatto che non era neppure
menzionato nella nota di contestazione.
A mio avviso questo dimostra inequivocabilmente
che la cosa era stata studiata dapprima a tavolino
e poi si è modificata deliberatamente la
nota di contestazione con il licenziamento in
tronco alla luce del comportamento avuto.
189) Dall’altra parte, è evidente
che il giudice non ha tollerato il mancato accordo
con la controparte, che confidava sarebbe stato
raggiunto. Aveva avuto due anni per farlo ma confidava
che ci saremo messi d’accordo.
190) Questa è stata una circostanza piuttosto
insolita in quanto due anni di processo furono
gettati al vento in cinque minuti, tuttavia penso
che essendo il giudice uno che proveniva dal penale
può risultare giustificato per un giudice
penalista cambiar idea alle volte solo con una
battuta.
191) Per me era come se il mondo girasse alla
rovescia ed io fossi diventato l’imputato
colpevole… D’altra parte, non deve
essere certamente facile per un giudice penalista
passare alla magistratura del lavoro magari perché
bisogna tappare un buco. Con il mio caso, peraltro,
il giudice ha chiuso con il lavoro, per andare
al civile.
192) Per quanto riguarda i prodotti, sono perfettamente
a conoscenza che difficilmente potrei avanzare
pretese che riguardino l’ideazione di prodotti
e questo perché tale attività può
farsi rientrare nella prestazione lavorativa in
qualità di dirigente di vertice.
193) Invece, appare incomprensibile che, ad esempio,
non si sia voluto utilizzare l’art. 20 dello
Statuto che permette al Direttore Generale di
essere convocato nel C.d.A. nel caso ci fosse
stato bisogno.
194) Inoltre risulta alquanto stravagante
il comportamento di assoluta urgenza nel provvedimento
di licenziamento, senza che poi neppure una delle
accuse fosse dimostrata, tranne quella di disattivare
il sito, che però non figurava nella lettera
di contestazione.
195) Logica avrebbe voluto che se c’erano elementi di dubbio, si convocasse il direttore generale ma non alle indecenti e sconclusionate riunioni del Danni che nulla c’entravano con il Vita, ma nel CdA, anche per permettergli di difendersi o eventualmente di fornire spiegazioni se qualcosa non appariva chiaro nel suo comportamento.
196) Il giudice non ha voluto prendere in considerazione
questo operato in quanto esulava dalla causa di
lavoro. Ma allora, cosa deve fare un povero disgraziato?
Da un lato ti sparano, dall’altro non prendono
in considerazione le pallottole!
197) Una Società si dà uno Statuto
è come uno Stato si dà una Costituzione.
Se si viola lo statuto è una cosa gravissima.
Ma nessuno ha voluto prendere in considerazione
questo fatto. Non so perché. Sembra che
quando si tocca un grande principio bisogna che
ci debba essere un caso “nazionale”
da mettere in tv o sui giornali, altrimenti, non
si ha il diritto di farlo valere, perché
si dà per scontato (o per sottinteso) che
i diritti fondamentali vengano sempre rispettati.
198) Invece non è così. I tuoi diritti
possono venire costantemente violati. Tanto, se
la cosa non è smaccatamente palese nessuno
fa niente per ripristinare lo stato di legalità.
199) Se uno non sa come muoversi è spacciato
e non puoi neppure confidare sul tuo avvocato
dato che normalmente il proprio avvocato sta inseguendo
altre sottigliezze da azzeccagarbugli nelle pieghe
dei codici o delle sentenze. E cercando le pagliuzze
non vede le travi…
200) In effetti, convocare il direttore generale
(cioè il sottoscritto) avrebbe potuto palesare
alcune contraddizioni, dato che molti dirigenti
e funzionari dell’acquirente che erano venuti
a Trieste, apparivano sinceramente convinti che
la compagnia fosse un gioiello, piccola questo
sì, ma molto bene amministrata e proiettata
nel futuro.
201) Del resto così hanno detto davanti
a un mucchio di persone quindi non temo di essere
smentito. A parte il fatto che con queste motivazioni,
la bontà della mia compagnia, furono vendute
tutte e due le compagnie ed il precedente CdA
ne andava orgoglioso e se ne vantava.
202) Dato che questi dirigenti avevano palesato
in pubblico la bontà della compagnia, una
mia convocazione davanti al CdA avrebbe evidenziato
tale incoerenza.. Del resto, la compagnia era
già in utile avendo anticipato il break
even point di qualche anno. Tuttavia tali
utili non si vedevano esplicitamente perché
eravamo costantemente caricati dalle spese del
danni.
203) Proprio in applicazione dell’art. 20
dello Statuto, io avevo partecipato a
tutti i C.d.A. del vecchio Consiglio mentre neppure
una volta fui chiamato nel nuovo. Glielo
dissi e glielo scrissi a GM ma non ricevetti mai
alcuna risposta. Ciò potrebbe confermare
che fin dall’inizio aveva in mente una e
una sola cosa: il licenziamento.
204) Dal comportamento dei dirigenti dell’acquirente
che sono venuti a vedere le compagnie, tutti,
avevano avuto parole di elogio per la compagnia
vita. I miei prodotti sono stati analizzati da
tutti i punti di vista (commerciale, attuariale,
reddituale) e ho ricevuto sempre complimenti.
205) In aperto contrasto con quanto si
affermava nella lettera di licenziamento (andamento
negativo della compagnia e prodotti scadenti)
il signor GM, dopo la mia fuoriuscita, in barba
alla regola di autocontenimento imposta dai principi
di buona fede e correttezza, realizzò una
serie di convention con gli agenti e di interviste
in giornali specializzati dove decantava la straordinarietà
dei prodotti della compagnia.
206) Da un rapido calcolo, la LTC per il gruppo
acquirente avrebbe potuto rappresentare per il
futuro, un mercato di oltre un miliardo di euro
se fosse stata fatta una robusta campagna commerciale:
Premio medio € 1.000 x 1.000.000 di assicurandi
potenziali. Tuttavia GM eliminando il prodotto
ha di fatto soppresso anche tale possibilità.
207) A questo punto, al di là delle motivazioni
che il giudice ha addotto nella sentenza, si potrebbe
ritenere che ci possano essere gli estremi per
l’espletamento dell’azione di indebito
arricchimento (ex art. 2041 c.c.) da parte dell’acquirente,
attraverso GM.
208) Tuttavia, dal punto di vista strettamente
legale, non c’è nel comportamento
della compagnia vita alcun arricchimento indebito.
Lo sarebbe solo se l’acquisizione da parte
della compagnia del prodotto da me ideato potesse
considerarsi illegittima.
209) Per evitare qualunque mia eventuale pretesa,
la Direzione della compagnia, il giorno 5 agosto
del 2004, inviò a tutti gli agenti, ai
broker, ai Capi Area, agli Ispettori Commerciali
e ai Tecnici vita, una circolare (la n° 06/04)
dove comunica che “dalla data odierna
è sospesa, per motivi tecnici e riassicurativi,
la commercializzazione della polizza Long Term
Care”. Così ci hanno messo
definitivamente una pietra sopra.
210) Il comunicato prosegue: “Vi comunichiamo,
inoltre, che con il nostro gruppo è allo
studio un nuovo prodotto che dovrebbe essere pronto
in tempi brevi e che sarà adottato dalle
Compagnie del Gruppo. La nuova polizza capitalizzerà
sia l’esperienza acquisita, sia il fatto
d’appartenere al Gruppo”.
211) Il nuovo prodotto realizzato non somiglia
per niente alla Rendita Speciale. E’ un
peccato poiché avevano per le mani una
“Ferrari” e per paura si sono accontentati
di una cinquecento.
212) Continuo a pensare che se fosse possibile
fare un processo indiziario, il comportamento
messo in atto non avrebbe scampo. Per questo motivo
ho deciso di scrivere questa storia.
213) La pubblicità fatta dalla nuova direzione
quando ancora non era stato deciso di affondare
il prodotto da me ideato, per i motivi sopra menzionati,
recitava in questo modo: “RENDITA
Speciale, e sai che qualcuno
penserà a te! Proprio così.
Rendita Speciale penserà a te nel caso
tu non fossi più in grado di farlo da solo.
Rendita Speciale assicura la tranquillità
di essere economicamente indipendenti in caso
di bisogno di assistenza continuativa nel tempo
e garantisce, in caso di perdita di autonomia,
fina dall’inizio una cospicua rendita che
si rivaluta di anno in anno e ti accompagna per
tutta la vita”.
214) Dapprima i dépliant, i cartelli pubblicitari,
le interviste su riviste specializzate. Tutto
a decantare le meraviglie del prodotto, e poi,
invece, la retromarcia. Penso che adesso si capisce
perché queste cose fanno scaturire il fermo
convincimento di dover inalveare la mia sete di
giustizia nella direzione di pubblicizzare questo
comportamento.
215) Già dall’inizio del 2004 la
compagnia fece marcia indietro sui prodotti da
me ideati e decise di non spingerli più.
Ci sono voluti due anni per rendersi conto di
quanto dicevo ma ormai la frittata era fatta:
le impronte sul barattolo di marmellata ci sono
tutte.
216) La “Rendita Speciale” non veniva
pubblicizzata neppure tra gli agenti. Prima è
stata tolta dal Notam, che è il libercolo
di Nota informativa e modalità contrattuali
che obbligatoriamente deve venir consegnato al
cliente, e poi, in estate, quando tutti erano
al mare (in modo da evitare anche le proteste
degli agenti) è stata cancellata definitivamente.
Un colpo di spugna.
217) Il prodotto c’era ma non si vedeva,
ergo, il prodotto c’era ma non si vendeva.
Ora il prodotto non c’è nemmanco
più. Sono stati eliminati tutti gli ostacoli
e gravami che potevano penalizzare la compagnia
attraverso eventuali mie pretese, che, torno a
ripetere, non ci sarebbero mai state semplicemente
perché non avrebbero mai potuto esserci.
218) In due anni si è passati dalle
entusiaste interviste trionfanti su giornali specializzati
in cui GM si vantava dei prodotti della compagnia
alla presa di consapevolezza che se li pubblicizzava
mi avrebbe potuto dare il destro per la rivendicazione.
Allora, indietro tutta! Si vendano gli altri prodotti
ma non la LTC.
219) Un blocco vero e proprio al “mio”
prodotto, una sorta di impedimento mirato alla
Rendita Speciale. Si potrebbe affermare che questa
sì, è stata una vera e propria rappresaglia
dal sapore amaro, di tipo volpe e uva, una sorta
di “nolo sumere acerbam”.
220) Si tratta di un cinismo al servizio di piccole
rendite di posizione, di mediocri privilegi di
casta e di bassi interessi di schieramento. Peccato
che anche tutti gli altri prodotti della compagnia
siano stati da me realizzati ed ideati con un
tocco di originalità. Dunque, tutti, assolutamente
tutti, anche quei prodotti elementari come la
temporanea caso morte, hanno un loro pizzico di
novità. Che farà allora GM?
221) In effetti, all’inizio del 2004, c’era
già stato un tentativo da parte del Sr.
AM, (il commerciale messo al mio posto dopo la
mia fuoriuscita) di copiare i prodotti e cambiare
le provvigioni facendo passare il tutto come nuovi
prodotti.
222) Di fronte alla protesta della rete agenziale,
ha dovuto fare marcia indietro lasciando i “miei”
prodotti con la loro provvigione ma non mettendoli
più neppure sul sito. Addirittura, in alcuni
casi, prima cambia il nome ai prodotti e poi la
provvigione, dopodiché dichiara all’intera
rete di vendita di aver fatto altri e nuovi prodotti
(?!).
223) Ma come? Viene da dire: quando feci io le
rivendicazioni davanti al giudice, (che poi non
furono accolte perché “non pertinenti”
alla causa di lavoro) l’avvocato AB disse
che “i prodotti assicurativi sono prodotti
assicurativi… non c’è niente
da inventare…sono tutti uguali” e
poi uno appena arrivato cambia il nome e una provvigione
ad una banale mista e pretende che questo sia
un altro prodotto? Mah! Due metri e due misure.
Anzi, due metri e tre misure; ma nessun giudice
potrà mai far caso a queste sottigliezze.
Così va il mondo.
224) Per questi motivi, la compagnia si è
ridotta a vendere soltanto polizze c.d. “index”.
Da compagnia di assicurazioni vera e propria,
è diventata una sorta di grande promotore
finanziario che raccoglie il risparmio. Dai quaranta
e passa prodotti che aveva, ne vende solo tre
o quattro. Qualche polizza di rischio, temporanea
caso morte o invalidità (le mie note tecniche
tengono ancora) ma niente long term care o malattie
gravi. Solo risparmio.
225) E’ stata talmente tanta la necessità
di fare dietrofront che addirittura si sono tralasciati
aspetti molto importanti (e di assoluta gravità
a norme Isvap) come quello di non provvedere a
distribuire presso le agenzie un congruo numero
di note informative di alcuni dei prodotti da
me ideati. L’agente era costretto a doverseli
scaricare via Internet. Ammesso di trovarli.
226) Ad esempio, prendiamo un prodotto qualsiasi,
un Capitale differito con controassicurazione
oppure una caso morte con malattie gravi. Ebbene,
questi prodotti ci sono, e si possono ancora vendere
ma non esistendo fisicamente né come supporto
cartaceo, né come pubblicità, diventano
di fatto, una categoria di tariffe fantasma.
227) Un sistema per far abortire i prodotti, ma
che si dà una rimbombante zappa sui piedi.
Poiché erano quei prodotti quelli che avevano
portato la compagnia ad avere utili in anticipo
rispetto alle più rosee previsioni. Ora
rimangono solo le temporanee caso morte, se chiudono
anche queste, la compagnia può andare a
farsi benedire…
228) Dunque, si è preferito addirittura
eliminare un prodotto nuovo e redditizio come
la Long Term Care, definitivamente dal portafoglio
piuttosto che utilizzarlo per dare lustro al gruppo
acquirente.
229) Il capro espiatorio l’ha fatto la LTC
perché è stato il prodotto che ho
sempre tirato in ballo nelle udienze davanti al
giudice. Se avessi detto quello delle malattie
gravi sarebbe stato questo il prodotto messo al
bando. Io ho fatto un nome per tutti: la LTC,
la Rendita Speciale. Ed è stata la Rendita
Speciale a pagare il prezzo della proscrizione.
230) Dato che ci vogliono almeno cinque anni ed
una robusta campagna pubblicitaria per togliere
un prodotto vita dalla neonatologia, si è
preferito compiere una soppressione per omissione
proprio quando stava per uscire dalla incubatrice.
231) Un prodotto che nessuna compagnia ha nel
proprio portafoglio, neppure il grande gruppo
acquirente. A dimostrazione che il nuovo polo
assicurativo nato dalla fusione di due grosse
compagnie, è sì un grosso gruppo,
ma non certamente un grande gruppo.
232) GM con il suo dietrofront ha di fatto palesato
il suo comportamento anche se questo gesto tradisce
un modo di agire assai singolare (quello di buttare
l’acqua sporca assieme al bambino) ha preferito
cestinare nella pattumiera l’unico
valore aggiunto della compagnia: quello di essere
la prima ad aver introdotto la LTC in Italia.
233) Chiunque se ne intenda di marketing sa benissimo
che l’unica cosa che conta è
essere primi in qualcosa, in qualche campo, in
qualche specializzazione. I secondi non
fanno la storia.
234) GM ha scelto di strangolare in culla il nuovo
prodotto LTC della compagnia vita che era una
novità in Italia e per molti versi anche
mondiale. Lo ha fatto pensando alle richieste
che ho avanzato nelle udienze, richieste che invece
io avevo fatto soltanto per venire incontro al
giudice che chiedeva disperatamente di metterci
d’accordo.
235) Quindi aver cercato di avvicinarmi alle richieste
della giudice sforzandomi di individuare una soluzione
come quella dell’Agenzia Stellare sul “mio”
prodotto LTC non solo non è servito a niente
ma si è rivelato un boomerang contro di
me in quanto si è fatto un cambio di rotta
di 180 gradi rispetto al prodotto, ché,
dopo averlo tanto decantato, in seguito lo si
affonda, lo si mette al bando, lo si proscrive.
236) Per converso, il giudice aveva la convinzione
che l’unica soluzione era che le parti si
mettessero d’accordo. Non riuscendoci (per
colpa mia in quanto non ho voluto mettermi d’accordo)
si è aggrappato alla disposizione di disattivare
momentaneamente il sito e dunque che io abbia
voluto di proposito danneggiare la compagnia,
perdendo di vista che tale fatto non era stato
neppure menzionato nella lettera di licenziamento.
237) Enunciato il principio che aveva
carattere pleonastico, si arricchiva con un argomento
in più la motivazione, e, ai suoi occhi
quale estensore della sentenza, confermava l’esattezza
della soluzione raggiunta.
238) Da ciò deriva la “fortuna”
del concetto utilizzato dalla controparte: quello
di sabotaggio. Esso offriva il vantaggio di semplificare
il ragionamento del giudice. Tutto si riduceva
ad una sola alternativa: se con la chiusura del
sito era stato oppure no fatto un atto di danneggiamento.
239) E’ un vantaggio di economia
di pensiero: la soluzione diventa a portata di
mano raggiungibile con estrema rapidità
e con un solo passaggio logico.
240) Essendo il tutto magistralmente palesato
nell’ultima udienza, quando ormai il giudice
aveva preannunciato un mese prima che sarebbe
stata l’ultima, non si è avuto poi
il tempo di spiegare perché non poteva
trattarsi di alcun danno: che la chiusura del
sito era come spegnere un computer.
241) Del resto, tra giudici e avvocati, nessuno
capiva niente di informatica e le mie valutazioni,
per quanto attente, non furono neppure prese in
considerazione: era come se stessi parlando in
un’altra lingua.
242) Per il giudice la considerazioni che aveva
fatto 20 mesi prima, e che ripeté a giugno
nella penultima udienza, cioè che non vedeva
la giusta causa, non era più idonea a sorreggere
tutta la motivazione della sentenza.
243) Perciò ha dovuto adottare un’altra
premessa che si rendeva opportuno far propria
nel caso concreto, svalutando il mio danno
in quanto un direttore generale sa che può
essere licenziato in qualsiasi momento e ingigantendo,
invece, l’atto di sabotaggio.
244) Anch’io so di dover morire, ma non
per questo se mi ammazzano non è stato
commesso alcun reato. Il giudice aveva ripetuto
diverse volte che “un dirigente sa che può
essere licenziato (non c’è l’art.
18 che difende il posto di lavoro), ed è
anche per questo motivo che prende più
soldi”. Non ho mai capito questo ragionamento
dove volesse portare.
245) Così facendo il giudice ha potuto
giudicare sulla base di altri elementi di giudizio.
Forse la citazione dell’Ecclesiaste, c’è
un tempo per ogni cosa, uno per accordarsi ed
uno per giudicare non è stata gradita perché
troppo supponente.
246) Dall’altra parte, anche il comportamento
della compagnia dovrebbe far riflettere: mettere
in proscrizione la LTC essendo, com’era,
un prodotto di assoluta novità oggetto
di desiderio per le altre compagnie, è
assai singolare. Del resto, la compagnia ha vissuto
in questi anni con gli utili dei miei prodotti
e non certo con la vendita di quelli finanziari.
247) Mi chiedo se FM che guida il gruppo acquirente,
che ha voluto GM nella compagnia e che gli ha
dato l’incarico di direttore generale nel
danni (quindi mio collega pari grado) ma gli ha
dato l’incarico di presidente del vita (quindi
mio superiore) abbia mai considerato l’opportunità
di tale scelta.
248) GM aveva chiesto e ottenuto carta bianca
perché con ogni probabilità ha portato
avanti la tesi, in Consiglio, che le compagnie
erano alla rovina, che i dirigenti non erano alla
altezza, che inoltre erano litigiosi, ecc. ecc.
Ed il Consiglio non ha voluto controllare la veridicità
di tali affermazioni, ignorando gli artt. 2391
e 2392 del c.c.
249) Gettarsi nelle braccia della finanza per
fare solo volume di fatturato in un momento in
cui ormai tutti vi rifuggono, non appare una scelta
oculata o ingegnosa, anche se capisco che ci si
doveva pur buttare da qualche parte per non dover
darmi ragione.
250) Chiunque sappia leggere i bilanci comprenderà
che è così. Dunque, mi dispiace
per AM che è stato chiamato a sostituirmi,
ma la sua strategia di fare fatturato con banali
polizze di risparmio si infrangerà subito
dato che la compagnia così com’è
non potrà mai raggiungere e poi reggere
la massa critica necessaria alla sopravvivenza.
251) La compagnia non è nata per quel tipo
di affari ed inoltre il mercato è pieno
zeppo di prodotti di risparmio. Perché
un cliente dovrebbe scegliere di affidare i suoi
risparmi ad una piccola e sconosciuta compagnia
ancorché appartenente ad un grosso gruppo,
tanto vale sceglie una polizza del gruppo. Elementare
Watson.
252) Invece un cliente sì che potrebbe
scegliere una polizza di rischio con una piccola
compagnia, soprattutto se risparmia molto sul
premio o se il prodotto non ce l’ha nessuno.
Anche questo è elementare. Dunque se la
compagnia non riprende in mano quanto prima la
sua vocazione al rischio, il suo destino sarà
segnato.
253) Sulla carta, esistevano le condizioni per
fare una coraggiosa scelta, conveniente per tutti,
soprattutto per la compagnia: quella di venirmi
incontro con l’Agenzia Stellare, ma è
stata preferita la pigrizia imprenditoriale coltivata
in serra.
254) Potrà sembrare assurdo ma tutto questo
si è fatto per evitare che il sottoscritto
possa mettere in atto la benché minima
rivendicazione. Fino ad agosto del 2004, il prodotto
poteva essere scaricato da Internet al tristemente
celebre indirizzo della compagnia.
255) Uso l’avverbio tristemente perché,
come il lettore può facilmente intuire,
è sconsolante dover ricordare l’utilizzo
della disattivazione come arma impropria.
256) Arma impropria perché nella lettera
di contestazione inviatami dal signor GM, questo
fatto non era citato ma mi si addebitava un presunto
cattivo andamento della compagnia. Siccome questo
cattivo andamento non c’era affatto, si
decise di cambiare rotta.
257) Del resto, se avessero proseguito
su quella strada avrei potuto citare il precedente
C.d.A. (anzi ne sarei stato obbligato) che aveva
sempre approvato i bilanci con unanimi consensi
ed elogi.
258) Come ho già detto, devo essere l’unica
persona al mondo che è stato licenziato
per qualcosa non citata nella lettera d’addebito
ma contestata solo 15 giorni dopo nella lettera
di licenziamento studiata “a tavolino”.
259) Alla fine il problema è sempre lo
stesso: essere bravi può risultare imperdonabile
perché impone di comportarsi secondo quel
che certe persone pretendono dai loro dirigenti:
stare umilmente zitti, dire loro grazie, non esprimere
pensieri.
260) Se poi, c’è stato un momento
imprenditoriale, un qualcosa di nuovo, il sorgere
di impresa, beh, allora c’è solo
da chiudersi in un convento di clausura ad espiare,
colpevoli, l’immeritato momento di gloria.
261) I consiglieri di amministrazione
in molte imprese italiane, dovrebbero vestirsi
da imam, inturbantati, giacché nel loro
sinedrio i grandi manager-sacerdoti del pensiero
unico non vogliono sapere la verità. Tanto,
se c’è il responsabile che si prende
gli oneri e gli onori, loro possono fare sogni
tranquilli; il resto non conta.
262) Alla fine, mi sono persuaso che ci deve essere
da qualche parte una sorta di manuale delle convinzioni
morali accettabili per i dirigenti, un catechismo
laico di una religione senza papa ma con molti
padrini e gran maestri a cui bisogna aderire per
forza se si vuole avere la patente per guidare
un’impresa.
263) Tutto questo ci dà la misura di quanto
la managerialità venga offesa in casa nostra,
quanti bracci politici ha il potere ed il pre-potere,
anticamera della pre-potenza, quanti pedaggi dobbiamo
pagare, quanto sia accidentato organizzare qualcosa
di nuovo, come viene indebolito il telaio dei
valori dirigenziali, e come sia difficile ricomporre
le smagliature e uscire dal pasticcio oscurantista
dei C.d.A. proprio per redimerlo dal proprio comportamento.
264) Nessuno più dell’Italia sa cosa
significhi amare le proprie idee e contemporaneamente
ribellarsi al potere che le stravolge. Galileo
era italiano così come Giordano Bruno,
ma lo erano anche Marconi e Meucci. Fatte naturalmente
le dovute distanze, il problema sembra essere
sempre lo stesso.
265) Questa è la realtà degli uomini,
pensare, discutere, soffrire e combattere per
le idee e per la propria coscienza. Ma la coscienza
e l’etica sono però parole vietate
nel management attuale, perché non è
prerogativa dei C.d.A., tanto più quanto
questi tradiscono l’unico principio sul
quale si vantano di essere fondati: l’art.
2247 del Codice Civile.
266) Tale articolo determina il contenuto specifico
del contratto di società: quello che due
o più persone conferiscono beni o servizi
per l’esercizio in comune di un’attività
economica allo scopo di dividerne gli
utili.
267) Ma gli utili non si creano con il lavoro,
con l’ideazione di nuovi prodotti, con la
concorrenza, ma con i passaggi di proprietà
da una parte all’altra, con la finanza creativa
da un gruppo all’altro in uno sconfinato
gioco di scatole cinesi. Perciò si può
fare a meno di tutti i prodotti ideati e commercializzati
anche per la prima volta. Perché questo
tipo di marketing non interessa.
268) Quello che conta sono le decisioni che alle
volte prende una sola persona, dunque i C.d.A.
nel nostro Paese si mettono al sicuro come le
tre scimmiette: chiudendosi gli occhi, turandosi
le orecchie e tappandosi la bocca. E vietano l’ingresso
ai portatori di idee nuove, anzi, costoro non
si devono neppure ascoltare, non bisogna nemmeno
dare loro la benché minima possibilità.
269) Consiglio a tutti di leggere il bellissimo
libro del prof. Luigi Zingales, “Salvare
il capitalismo dai capitalisti” e di visitare
il sito http://www.savingcapitalism.com.
270) Che nelle imprese di oggi i manager veri
avessero vita grama, l’avevamo già
compreso. Che in Italia la cosa fosse ancora più
accentuata, l’avevamo capito da un pezzo.
Questa storia ne è la prova provata.
271) In conclusione, io non posso che prendermela
con me stesso. La vicenda è una lezione
di filosofia politica, una sconfitta al mio provincialismo
imprenditoriale. Mi rendo conto di somigliare
al formaggiaro Menocchio che costruiva la propria
cosmogonia ed i propri valori etici a partire
dai suoi formaggi: perciò mi sono fatto
l’idea che l’universo assicurativo
è una sorta di grande cacio ed i dirigenti,
i vermi.
272) A oggi che scrivo questo riassunto, cioè
a maggio 2005, tre anni e mezzo dopo il licenziamento,
e a pochi giorni dall’appello, la Compagnia
ha tuttora presso di sé tutti i miei effetti
personali sequestrati dal 15 ottobre 2001, libri,
cimeli, scarpe, nonché i quadri che io
avevo portato per arredare il mio ufficio.
273) Una cosa però ho trovato meravigliosa
in tutta questa storia: qualche mese fa si licenziò
l’attuario FG che fu colui con il quale
disegnai la compagnia nel 1995. Nella festa di
addio, egli invitò tutti i colleghi della
compagnia e al posto del suo capo AM, invitò
me!
274) Così ho potuto rivedere tutti i miei
ex colleghi che non avevo più visto (per
motivi di opportunità) dal giorno del licenziamento.
Mi sono sentito come nella pubblicità della
MasterCard: “…essere
invitato alla festa di addio dei tuoi (ex) dipendenti…
non ha prezzo”.
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“Il primo ordine che diedi fu quello di allacciare
la Catena della
Giustizia, cosicché, se trattata ingiustamente
da qualcuno,
la vittima potesse venire a questa catena e scuoterla
per attrarre con il suo rumore la nostra attenzione”.
(Giahanghir, sovrano Moghul)
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RIASSUNTO DELLA VICENDA
IV. L'Appello
275) Adesso mi tocca affrontare l’appello. Certo
che, come diceva J.L. Borges, per avere paura dei magistrati
non bisogna essere necessariamente colpevoli. So benissimo
che una forte percentuale dei ricorsi civili può
essere decisa in un senso o nell’altro con una
sentenza che non può essere sottoposta a critica
dalla dottrina tanto se fosse per l’accoglimento
quanto se fosse per il rigetto del ricorso. Ma tant’è.
276) Ad assoluta e totale conferma di quanto venivo
dicendo da sempre sulla bontà della compagnia
vita, posso riportare il parere dell’ex Amministratore
Delegato RP, che fu chiamato a testimoniare nell’udienza
del 21 aprile del mio collega ing. FI.
277) RP dichiarò proprio che lui avrebbe voluto
vendere le compagnie separatamente ma che l’azionista
non volle perché altrimenti nessuno avrebbe acquistato
la compagnia danni. Poi confermò che questa non
andava tanto bene mentre quella vita andava benissimo.
278) Certo, tali dichiarazioni non dovrebbero aggiungere
granché informazioni in quanto ci sono i bilanci
che parlano da sé. Solo che ci vuole un esperto
di bilanci oppure qualcuno delle due società
di revisione che fecero le analisi al momento della
vendita delle compagnie.
279) Per l’appello, ho dovuto presentare un parere
pro veritate da parte di un professore universitario
esperto di informatica: In tale parere l’esimio
professore sostiene che, nonostante la disattivazione,
chiunque con un minimo di esperienza avrebbe potuto
ripristinare il sito in pochi minuti, per cui la circostanza
del presunto danno arrecato all’azienda non ci
poteva affatto essere.
280) Il mio avvocato sosteneva che con il parere pro-veritate
presentato, la mia condotta, lungi dall’essere
ritorsiva appare dai fatti come straordinariamente diligente,
di una diligenza ben maggiore data la situazione in
cui mi ero venuto a trovare anche sotto il profilo psicologico.
281) In effetti, caso mai risulta vero proprio il contrario,
cioè che il non aver riattivato subito il sito
da parte della compagnia, ma averlo fatto qualche giorno
dopo, dimostra proprio che si è voluto forzare
la mano con delle mosse studiate a tavolino.
282) L’appello si tenne il 5 maggio. Mi pareva
fosse una bella data: 05/05/05. Questa coincidenza di
cifre mi sembrava dovesse portare bene.
283) Ahimé, le cose non stavano così.
I primi giorni di maggio c’era un caldo estivo,
ma quella mattina Trieste si svegliò con pioggia
e bora. Guardando dalla finestra cercai di tirarmi su
il morale pensando a cose come “processo bagnato,
processo fortunato…”.
284) In effetti la giornata tradiva ciò che poi
sarebbe stata, una giornata uggiosa. Alle nove e trenta
ero in Corte d’Appello. Cercavo il mio avvocato
dappertutto, poiché vedevo la controparte ma
non lui. Invece era già dentro l’aula perché
stava avendo un altro processo prima.
285) Quando uscì e lo vidi, mi avvicinai a lui
e gli chiesi come va. Non sembrava contento e spiaccicò
poche parole. Come i contadini che riescono ad indovinare
che tempo farà vedendo le nuvole o come sarà
una derrata osservando segni impercettibili, così
ebbi l’impressione che per lui quel giorno la
Corte, non dovesse apparirle in forma.
286) Dopo un po’ si sentì un campanello
e vidi alcune persone entrare. Pensai che ci stavano
chiamando. Invece era la Corte che pronunziava la sentenza
del caso anteriore. Mi trovavo assieme ad altre persone
in un processo che non era il mio. Non sapevo cosa fare,
ma vidi che la controparte era lì come se niente
fosse.
287) Riflettevo su cosa fare, mi sembrava di invadere
la privacy degli altri ma a nessuno interessava. Ripensavo
anche sul fatto che se avessi saputo che i processi
erano pubblici, per me sarebbe stata una manna, perché
così avrei potuto raccontare molte più
cose di quelle che sto facendo ora, proprio perché
avrei avuto testimoni che avrebbero potuto confermare
quanto mi era capitato con il giudice di prime cure
e tutte le cose dette.
288) Eravamo tutti in piedi, la Corte e noi. Noi eravamo
dietro, a otto metri di distanza, separati da una balaustra.
Il presidente della Corte incomincia a leggere la sentenza.
Caspita, pensai, in così poco tempo? Chissà
di cosa si trattava il caso? Come hanno fatto a giudicare?
Evidentemente leggono prima le memorie di costituzione
e difesa… Ma prima quando? A casa?
289) La lettura della sentenza durò pochi secondi.
Dalla faccia del mio avvocato riconobbi che non doveva
essere andata bene. Tutti quanti uscimmo dall’aula
in maniera un po’ scomposta. Adesso toccava a
me.
290) Infatti, passarono pochi istanti che sonò
di nuovo la campanella. Tutti dentro di nuovo. Il mio
avvocato era ancora fuori che parlava con qualcuno.
Io rimasi in piedi aspettandolo mentre gli altri si
accomodavano su alcune sedie appostate dietro due vecchi
tavoli a ridosso la cimasa della balaustra di legno.
291) Si incominciò facendo il solito rito chiamando
le parti in causa. Il mio avvocato finalmente entrò
e ci sedemmo. Il rito dell’appello è velocissimo.
I tre giudici ascoltano le arringhe dell’uno e
dell’altro avvocato. Cinque minuti o poco più
a testa.
292) Il mio si concentrò sul rilievo assorbente
che era il fatto che GM avesse confessato ragioni diverse
per il mio licenziamento rispetto a quelle scritte nella
lettera di contestazione e provò a toccare il
tema del parere tecnico che avevamo portato che diceva
che il sito poteva riprendersi in pochi minuti.
293) Data la distanza che separa la balaustra dal tribunale,
l’arringa che fece il mio avvocato era a mio avviso
troppo bassa di voce e molto probabilmente all’orecchio
dei giudici arrivava solo un molesto rumorio prolungato
e confuso, attutito dalla distanza.
294) L’arringa di controparte invece sottolineò
che non era possibile ripristinare il rapporto di lavoro,
che essendo io dirigente di vertice le ragioni del licenziamento
erano riconducibili all’irreversibile cessazione
della fiducia, che non si potevano presentare in appello
nuovi pareri ecc. ecc.
295) Devo ammettere che l’arringa di AB è
stata molto più chiara e forte. Concettualmente
non diceva niente di nuovo ma le solite cose pretestuose
che in primo grado non si andò a guardare e che
in secondo meno che meno.
296) Dopo aver ascoltato entrambe le arringhe, la Corte
si alza ed usciamo tutti fuori di nuovo. Stavo per incominciare
a chiedere alcune cose al mio avvocato quando sentì
di nuovo il campanello. Il mio avvocato fece un gesto
di stizza e disse: “brutta cosa”.
297) Lo guardai perplesso e gli chiesi perché.
Perché quando è così veloce vuol
dire che riconfermano il giudizio di primo grado. Rimasi
esterrefatto. A nulla erano serviti i pareri tecnico
informatico, il rilievo assorbente, ecc.
298) Infatti, non appena entrammo con la stessa burocratica
distanza giudiziale dalle cose il presidente della Corte
incominciò a leggere la sentenza che confermava
la giusta causa inflittami in primo grado.
299) Non solo non mi spetta niente, nessuna indennità,
nessun risarcimento, nessuna penale IRI ma al danno
si aggiunge la beffa dato che sono stato pure condannato
a pagare le spese di legge, più Iva.
300) Diceva A. Daudet riferendosi alla giustizia sbrigativa:
“Quando si sono vedute le simboliche bilance funzionare
in maniera così tanto sbrigativa, il concetto
della giustizia ne soffre molto. Si ha la stessa sensazione
di una messa da morto brontolata in fretta da un prete
indifferente per il funerale di un povero”.
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