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Sasa Vita non deve risarcire nessuno



 
lettera inviata il 25 maggio del 2002 e pubblicata su IL SOLE 24 ORE
 
Egr. dott. Riccardo Sabbatini,

Con riferimento all'art. apparso sul Sole24Ore del giorno 20 aprile u.s. nella sezione Finanza e Mercati, dal titolo "Sasa (ex IRI) risarcisce la Sai" volevo segnalarle che nello stesso viene fatta una spiacevole confusione. Si tratta della vicenda della vendita delle compagnie di assicurazione Sasa e Sasa Vita da parte dell'IRI alla Sai. Scrivo come ex direttore generale di una di queste due compagnie assicurative, più piccola e ultima nata, la Sasa Vita. Le garantisco che il titolo del suo articolo, l'occhiello, e soprattutto il commento iniziale "altro che gioielli di famiglia..." sono assolutamente fuori luogo. Sasa Vita è stata per davvero un momento imprenditoriale nuovo nel mercato assicurativo italiano e per l'IRI è stata un vero e proprio gioiello. Fu la prima compagnia del mercato, nel 1997, che introdusse nel nostro Paese, la Long Term Care, talmente innovativa, che ancora adesso rappresenta un traguardo ineguagliato per tutto il resto del mercato italiano. Sasa Vita diventò una compagnia di nicchia specializzata nel rischio. E fu anche la prima compagnia in Internet che faceva quotazioni on-line per le polizze di rischio. Nonostante il portafoglio fosse di ridotte dimensioni, riuscì ad arrivare al break even con tre anni di anticipo e a dare utili. Tutti i prodotti realizzati avevano qualche caratteristica di novità e di redditività, quindi la frase "le due compagnie avevano accumulato rischi assicurativi di dubbia profittabilità" è pure essa assolutamente infondata. Basterebbe chiederlo ai Riassicuratori, oppure leggere i bilanci. Le ultime rilevazioni che effettuai del c.d. "embedded value", senza considerare il goodwill (l'avviamento), mostravano che la Sasa Vita valeva oltre il doppio del proprio Capitale Sociale (!). Ciò va detto anche per fare onore a quella sparuta dozzina di colleghi (il personale di Sasa Vita è meno del 10 % di quello Sasa) che lavorarono in condizioni difficili portando avanti un sogno. E con il loro lavoro e la loro abnegazione permisero all'IRI di poter vendere il proprio gruppo assicurativo, con attaccato un prezzo, ancorché minimo, ma con un prezzo. E' a nome di questi colleghi che desidero ribadire e corregere, dott. Sabbatini, il titolo del suo articolo: Sasa Vita non dever risarcire nulla a chicchessia, e tanto meno alla Sai.

Walter Mendizza