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CRONACA DI UN LICENZIAMENTO ANNUNCIATO

 



 
 
   
“Non è giusto e mi dà un senso di angoscia per il nostro futuro vedere
che chi difende i propri diritti viene pubblicamente sbeffeggiato”.
Nilde Jotti



PREAMBOLO

La storia che qui di seguito presento, era stata pubblicata sul mio sito a fine marzo 2005 in maniera molto più romanzata. Io sono stato l’ideatore ed il creatore di una compagnia di assicurazione sulla vita con la quale ho lavorato per sette anni, cinque dei quali come direttore generale. Quando la compagnia fu venduta, il nuovo azionista nominò direttore generale nonché presidente della compagnia che avevo creato, la stessa persona. Questo signore che si chiama G.M. cacciò via i dirigenti (io fui il primo). Perciò ho avuto un contenzioso giudiziario. La storia che avevo scritto era la storia di questo contenzioso.

L’attuale rappresentante legale della compagnia, sempre il sr. GM, mi fece arrivare tramite ufficiale giudiziario un ricorso urgente ex art. 700 c.p.c. contro il sottoscritto e contro Aruba SpA (la società che gestisce i c.d. domini dove vengono appoggiati i siti) affinché la magistratura provvedesse alla chiusura immediata del sito (!?). Secondo la tesi stavo diffamando l’azienda ed alcuni dirigenti che ivi lavorano. Essendo un ricorso urgente, il tutto si svolse in pochi giorni e senza il tempo di approntare una difesa più organica. Cercai urgentemente un legale che mi rappresentasse ed il 14 aprile si tenne l’udienza ed un’altra si terrà il 10 maggio.

“Quieta non movere” cioè non stuzzicare le cose tranquille, è un antico adagio di saggezza che propongo alla direzione, perché “est modus in rebus”, c’e modo e modo di chiedere che venga tolta una parola piuttosto che un’altra. Far intervenire la magistratura mi è sembrato alquanto esagerato, sarebbe bastata una telefonata o forse una e-mail. Non era mia intenzione diffamare chicchessia e meno che meno attaccare la mia ex compagnia (come potrei? Sono stato io a crearla!) anche perché in fondo non serve offendere nessuno: il racconto dei fatti indica già di per sé, il carattere dei personaggi dato che chi scrive deve inevitabilmente affrontare la loro indole nella narrazione. Io l’ho fatto osservando il loro rispecchiarsi nelle azioni compiute e la natura delle persone la si deduce dalle proprie azioni. Come gli interpreti, i personaggi coinvolti nella vicenda, non svolgono l’azione “scenica” per riprodurre i caratteri, ma attraverso le azioni assumono i caratteri.

L’orgoglio è altero, calmo, fiero, tranquillo, irremovibile e, dunque, fonte di virtù. La vanità invece è vile, incerta, irrequieta, vacillante e, dunque, fonte di vizi ed insidie. Interpreto il lamento iroso di vedersi pubblicati e in qualche modo rappresentati su internet (ancorché nel solo riflettersi delle proprie azioni) come una risposta aggressiva alla frustrazione narcisistica.

Dedico questo racconto a tutti i consiglieri di amministrazione del mondo che, molte volte, con il loro burocratico e distaccato modo di fare avvallano comportamenti come quelli che qui di seguito riporto.

Amen.