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CRONACA DI UN LICENZIAMENTO ANNUNCIATO

 
 
Nel tempo dell’inganno universale,
dire la verità è un atto rivoluzionario.
George Orwell


UNA BATTAGLIA GIUSTA

In un momento in cui la concorrenza mondiale ci obbliga a diventare più “imprenditoriali”, ad investire in ricerca e nuove tecnologie, a cercare di “vedere” più in là, rivolgendosi ai futuri mercati e anticipare i bisogni creando i prodotti del futuro, concepiti per precorrere le necessità, in un momento così, dicevo, non credo che il nostro Paese possa permettersi comportamenti arbitrari contro i suoi migliori imprenditori. Perciò questa mia vicenda è importante e per questo motivo bisogna spingere per l’approvazione del disegno di legge di cui parlavo prima: XIV Legislatura - Disegno di legge - A.S. N° 1957: “Norme per favorire il reinserimento dei lavoratori espulsi precocemente dal mondo del lavoro” e se possibile, aggiungere alcuni paletti affinché le aziende non possano licenziare impunemente i dirigenti senza motivi. Anzi, punire pesantemente i tentativi di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo quando non ci siano effettivamente la giusta causa come nel mio caso o il giustificato motivo come nel caso del mio collega anch’egli licenziato. Ovviamente non lo dico per me. Oramai questo è diventato un problema politico.

Già ci sono alcuni siti ed organizzazioni che hanno denunciato questi problemi, ad esempio la ATDAL Associazione per la Tutela dei Diritti Acquisiti dei Lavoratori, vedi www.atdal.it. Il presidente della ATDAL, Armando Rinaldi (tel.: 3333937710) mi diceva che ormai gli espulsi dal lavoro non sono più solo i cinquantenni ma ci stiamo avvicinando paurosamente ai quarantenni. Siamo centinaia di migliaia di cittadini isolati, dispersi sul territorio, senza alcuna rappresentanza sindacale o istituzionale. A questa massa di diseredati, ignorati in quanto scomodi agli occhi dei politici, ATDAL vuole dare voce ed organizzazione, sostenendone le legittime rivendicazioni in tutte le sedi istituzionali e confidando che la propria iniziativa porti all’attenzione della pubblica opinione il dramma personale e familiare che siamo costretti a subire dopo una vita di lavoro.

Gli espulsi hanno superato ormai il milione di unità. Anche i giornalisti Walter Passerini del Corriere della Sera e Rosanna Santanocito (responsabile dell’inserto Lavoro del Sole 24 Ore) se ne stanno occupando. Occorrerebbe fare un sondaggio per verificare quanti di essi sono stati convinti con le buone e quanti invece come me, hanno dovuto subire un vero e proprio linciaggio e sono stati espulsi con accuse infondate, cioè quanti sono stati i dirigenti vittime di Saturno il dio che mangiava i figli. Se ne stanno occupando del problema l’associazione Lavoro Over 40 (tel. 340 3793580; www.lavoro-over40.it) ed anche la Federmanager (direttore generale Giorgio Ambrogioni: 06 440701; www.federmanager.it) e la Unionquadri (Presidente Corrado Rossiti: 06 3611683; www.unionquadri.it).

Prima della crisi che stiamo attraversando i dirigenti hanno vissuto una sorta di ubriacatura che ha fatto perdere la selezione naturale della razza: dopo anni di profitti provenienti dalla finanza, dai giochi in borsa, la classe manageriale è rimasta priva della sua originaria natura imprenditoriale. Questo fenomeno è ancora più accentuato tra i dirigenti assicurativi: passati dal tranquillo torpore del reddito fisso alla sovreccitazione insana dei titoli derivati e di quelli tecnologici, si sono illusi che la Borsa fosse diventata un modo facile e rapido per arricchirsi ed arricchire le proprie riserve tecniche. Così mentre la vecchia classe dirigenziale capace si avviava a poco a poco ad andare in pensione, questa non veniva sostituita con un’altra altrettanto capace ma con coloro che avevano fatto carriera sull’onda dell’ebbrezza borsistica e delle c.d. spinte commerciali.

Questi dirigenti incapaci di fare alcunché hanno definitivamente mandato in vacca l’Italia. E la crisi economica ha accentuato il divario tra chi può e chi sa, tra chi ha il potere senza conoscenza e chi ha conoscenza senza potere. La conclusione è sotto gli occhi di tutti, il nostro Paese è in fondo a tutte le classifiche in Europa sia per la crescita, sia per la ricerca, sia per l’innovazione. Migliaia di lavoratori in questi anni, grazie al fatto di rappresentare un evento ad alto impatto sulla pubblica opinione, hanno trovato, pur nella disgrazia della perdita del posto di lavoro, uno sbocco alla terribile ipotesi della disoccupazione a reddito zero, attraverso il salvagente della mobilità o del prepensionamento. Mi domando però se qualcuno si sia mai posto il problema di altri lavoratori. Delle centinaia di migliaia di cinquantenni espulsi individualmente dalle aziende in questi anni. La loro condizione di isolamento non ha suscitato l’interesse dei media. La loro età li ha posti nella condizione di essere considerati troppo vecchi per lavorare ma troppo giovani per la pensione. Tanti, tantissimi di questi lavoratori hanno spesso più anni di contributi ed un’età anagrafica maggiore dei più fortunati colleghi che hanno usufruito del prepensionamento ma, ciò nonostante si trovano a dover attendere anni, a reddito zero, per avere diritto alla pensione.

Ma la Costituzione italiana non afferma chiaramente che nel nostro paese non sono ammesse discriminazioni basate sull’età ? E la stessa Costituzione non afferma forse che il diritto al lavoro non può essere condizionato, discriminato in base all’età ? Dunque il primo obiettivo deve essere quello di dare voce e visibilità a questa situazione. Una situazione drammatica per molti lavoratori italiani e per molte famiglie. Dunque lo scopo del racconto è aprire canali di confronto istituzionali denunciando anche la palese situazione di incostituzionalità che vede lavoratori ottenere il prepensionamento con meno di 30 anni di contributi perché vittime di grandi processi di ristrutturazione aziendale (Fiat, Poste, ecc.) mentre altri che perdono il posto individualmente, nel silenzio generale, pur con un monte contributi decisamente più cospicuo, devono attendere anni, spesso privi di reddito, la maturazione del loro diritto previdenziale. Infine, scopo del racconto è quello di denunciare il fenomeno mediante il quale le aziende licenziano senza motivazioni approfittando delle disastrose condizioni in cui versa la giustizia italiana. Per questo motivo il racconto sarà inviato al Senatore Antonio Pizzinato e agli altri 63 senatori che firmarono il Disegno di Legge: A.S. N° 1957: Norme per favorire il reinserimento dei lavoratori espulsi precocemente dal mondo del lavoro.

ECCO I NOMI DEI SENATORI:

Pizzinato Antonio, Baratella Fabio, Bassanini Franco, Basso Marcello, Battaglia Giovanni, Bedin Tino, Boco Stefano, Bonavita Massimo, Bonfietti Daria, Brunale Giovanni, Brutti Paolo, Calvi Guido, Castellani Pierluigi, Cavallaro Mario, Ciccanti Angelo, Coletti Tommaso, Coviello Romualdo, Crema Giovanni, D'andrea Giampaolo, Dato Cinzia, De Zulueta Tana, Dentamaro Ida, Di Girolamo Leopoldo, Di Siena Piero, Donati Anna, Falomi Antonio, Fassone Elvio, Filippelli Nicodemo, Flammia Angelo, Gaglione Antonio, Garaffa Costantino, Gasbarri Mario, Giovanni Murineddu, Gruosso Vito, Lavagnini Severino, Liguori Ettore, Longhi Aleandro, Maconi Loris, Manzella Andrea, Marino Luigi, Maritati Alberto, Mascioni Giuseppe, Michelini Renzo, Montagnino Antonio, Muzio Angelo, Nieddu Gianni, Pascarella Gaetano, Pasquini Giancarlo, Pedrini Egidio, Piatti Gianni, Ripamonti Natale, Rotondo Antonio, Salvi Cesare, Scalera Giuseppe, Stanisci Rosa, Sudano Domenico, Toia Patrizia, Tunis Gianfranco, Veraldi Donato, Vicini Antonio, Villone Massimo, Viserta Bruno, Viviani Luigi, Zancan Giampaolo.