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LA RAGIONE DELLA FORZA E LA FORZA DELLA RAGIONE



Ebbene cari amici lettori, siamo arrivati all’ultima puntata. Quella nella quale già sappiamo come andrà a finire. Una sorta di racconto “non giallo” perché era stata anticipata la fine. E la fine consisteva, come ricorderete, nello scrivere la lettera di scuse. Cosa che è stata fatta e che si trova qui in questo ultimo capitolo. Non si trova nascosta in qualche angolo sperduto come forse qualcuno immaginava e neppure è stata cambiata una sola virgola. A querela rimessa tutto si potrebbe fare: modificarla, toglierla e sarebbe giustificabile giacché le lettere da me proposte non vennero accettate dalla controparte: ho dovuto ricopiare una lettera scritta da qualcun altro.

Quando il giudice ci pregò di metterci d’accordo io accettai di scrivere una lettera di scuse. Mi sembrava ovvio che dovevamo trovare una intesa per questa lettera. Invece non fu così. In prima battuta scrissi: “Con la presente intendo precisare che le mie affermazioni non intendevano nel modo più assoluto ledere il prestigio e l’onore vostro. Si trattava di semplici considerazioni senza alcun scopo doloso o di altro secondo fine su fatti avvenuti nell’ambito della società che avevano provocato notevolissimi danni alla mia persona. Non reputo di aver intaccato la deontologia professionale nella vostra gestione delle società né ho mai sollevato questioni di immagini nei riguardi delle due società…”. Chiedere scusa per aver sollevato questioni di immagine delle società era superfluo in quanto non avrei mai potuto denigrare o gettar fango su una società da me costruita. Del resto c’era già una sentenza che confermava che non avevo screditato le società. Infine, concludevo dicendo che “… qualora il mio intendimento fosse stato svisato in tal senso, porgo le mie più sentite scuse per quanto avvenuto. Distinti saluti”.

Non andava bene. Me ne venne proposta un’altra, ma dato che mancavano ancora dieci giorni per l’udienza con il giudice, decisi di suggerire una via intermedia. Così scrissi la seconda lettera:

Ai signori
Dott. Giovan Battista Mazzucchelli
Dott. Ettore Savino

Vi scrivo la presente in relazione ai brani da me redatti e pubblicati nel sito internet www.waltermendizza.it, a causa dei quali sono stato imputato del reato di diffamazione aggravata a Vostro danno e sono attualmente sottoposto a processo davanti al tribunale penale di Trieste.

Con la presente intendo precisare che tutte le affermazioni da me fatte nei predetti brani riferite alle Vostre persone e da Voi ritenute diffamatorie, non erano volte a dubitare della Vostra riconosciuta professionalità sia nei comportamenti aziendali sia in quelli estranei all’ambiente di lavoro, né ho mai inteso porre in dubbio il prestigio del gruppo assicurativo Sasa né di quello Fondiaria Sai, come del resto si può evincere dalla sentenza di scioglimento della riserva nel procedimento civile R.G. 1293/05.

In ogni caso Vi prego di accettare le mie più sentite scuse per l’eventuale disagio che io abbia potuto provocare.

Niente da fare. Neppure questa fu accettata. Alla faccia del “mettetevi d’accordo” del giudice. Venni a saperlo il giorno prima dell’udienza, il 17 maggio. Fu così che decisi di pubblicare quella che volevano loro. Esattamente come la volevano loro:

Preg.mo Sig.
Dott. GIOVAN BATTISTA MAZZUCCHELLI
Preg.mo Sig.
Dott. ETTORE SAVINO

Egregi Dottori,

Vi scrivo la presente in relazione ai brani da me redatti e pubblicati nel sito internet “www.waltermendizza.it”, a causa dei quali sono stato imputato del reato di diffamazione aggravata a Vostro danno e sono attualmente sottoposto a processo avanti il Tribunale penale di Trieste.

Con la presente intendo smentire categoricamente tutte le affermazioni da me fatte nei predetti brani e riferite sia alle Vostre persone sia alla “SASA S.p.A.” e, più in generale, alle società del “gruppo FONDIARIA – SAI”.

Non ho mai inteso dubitare della Vostra riconosciuta professionalità e della Vostra correttezza sia nei comportamenti aziendali sia in quelli estranei all’ambiente di lavoro, né ho mai inteso porre in dubbio il prestigio del predetto gruppo assicurativo.

In ogni caso, Vi prego di accettare le mie più sentite scuse per tutto il disagio che ho provocato a Voi ed all’immagine della “SASA” e delle altre società del “gruppo FONDIARIA – SAI”.
Con i migliori saluti,

Eccola qua dunque. Esattamente uguale a come la volevano. Leggetela e rileggetela. Non ha alcuna importanza che io non abbia proferito affermazioni che riguardassero la Sasa e più in generale il gruppo Fondiaria-Sai, né ha importanza che ciò fosse indicato nella sentenza di scioglimento della riserva nel procedimento civile R.G. 1293/05, già pubblicata nel sito. Diceva Cicerone in “De Officiis”, Libro I, cap. 10: “Summum ius, summa iniuria”.

Il giorno dell’udienza, il 18 maggio, vedevo che l’avvocato di controparte si agitava ma non capivo i motivi per cui appariva un po’ nervoso e camminava su e giù con il cellulare in mano: stava telefonando alle sue segretarie che non trovavano la lettera su internet. Alla fine decise di avvicinarsi a noi e ci faceva cenno di “no” con la testa. Si disegnava sul viso un ghigno quasi impercettibile e lievemente ironico come se avessimo voluto ingannarlo, mancava solo l’indice puntato a mo’ di reprimenda come si fa ai bambini. Anche se dovevamo essere i primi, l’udienza fu procrastinata e passammo in seconda. Probabilmente a causa di questo mancato ritrovamento. Tuttavia la causa che ci precedette durò solo dieci minuti. Il giudice mandò tutti a casa perché l’avvocato della difesa non si presentò. Aveva un’ottima scusa: era stato pugnalato!

Quindi toccò di nuovo a noi. Per fortuna io avevo portato con me la Web Master con il suo pc, pronta a collegarsi in rete via telefonino. Potenza dei mezzi di informazione che sguazzano tra tribunali disinformati e avvocati impreparati. Dopo l’intervento della mia Web Master tutto si risolse: disse all’avvocato che riferisse alla sua segretaria che bastava cliccare sul tasto “aggiorna”. Evidentemente lei lo fece e fu così che la lettera finalmente apparse. Senza trucchi e senza inganni. Senza nasconderla in qualche parte del sito e soprattutto, ancora oggi che voi lettori la state leggendo, senza toglierla dal sito! Sì, il mio avvocato mi disse che avrei potuto rimuoverla subito dopo il ritiro della querela. Cioè praticamente all’uscita del tribunale! Evidentemente tutta questa gente non mi conosce affatto. Io non ho nulla da nascondere e nulla di cui vergognarmi e accetto, anzi, preferisco la capitolazione tout court. Altrimenti a cosa serve raccontare tutta la vicenda? Fin dall’inizio ho deciso di seguire l’approccio letterario concependolo come un servizio da offrire alla collettività affinché tutti possano meglio capire se stessi ed il Paese in cui è toccato vivere. La mia vicenda personale e privata diventa pubblica in omaggio a quella riverenza multimediale ai baroni che svolgono il ruolo prezioso di teorici alti di quel paciugo cosmopolitico che è oggi ideologia delle classi dirigenti, aedi del nulla.

Io la lettera la terrò finché avrò il sito perché non ritengo sia a mio turbamento e certamente non è a mia infamia, ma a loro eterna vergogna.