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PITTURA
 

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Omaggio a Schiele
53 x 76 cm
Tecnica Mista, 1984

 
   
 
A Marina
12 x 18 cm
Penna, 1984

 
 
 

La Galleria d’arte MINERVA
presenta
WALTER MENDIZZA

Recensione del critico Carlo Milic


“Si dice che gesti come quelli di Schwitters e soprattutto di Duchamp, e poi di Man Ray o di Magritte, sono gesti che fanno terra bruciata, che più nulla è “giocabile”, che tutte le carte sono scese dopo l’ultima mano delle avanguardie storiche. Non rimarrebbe quindi che mettere in atto le conseguenze di quel gesto, che ha confuso la realtà e l’illusione, il fantastico e l’immaginario, il ragionamento e il caso, giocare sulla in distinzione delle parti, ri-confrontare in nuovi Witz le parole non più alle parole, le cose non più alle cose, ma le parole alle cose e le cose alla mia mano che le disegna, al mio pensiero che le pensa…”.
E. L. Francalanci
Del Ludico, Milano 1982, pag. 63


L’età postindustriale suggerisce spesso alle arti visive reinterpretazioni rivelatrici – fuori dai codici comuni – di nuove affascinanti alternative per considerare (e quindi rimotivare) dei paradigmi, congrui per atteggiamenti estetici e formali, sino a ieri verificabili in funzione di modelli di pura razionalità e progettualità.

Così non sono pochi gli artisti che trovano una diversa dislocazione per la pittura concreto-astratta (in particolare dove s’intersecano lirismo e gestualità a determinare per il linguaggio traiettorie imprevedibili anche con conseguenti disintegrazioni dei temi semantici), accettandola quale “spazio geografico”, opportuno per contenere segni e marcamenti corrispondenti ad una “nozione di viaggio”, intesa come movimento inarrestabile che governa inedite spontaneità d’azione. Siffatte metamorfosi appaiono peraltro ancora stabilmente radicate nella dimensione della tradizione occidentale, che – pur riconoscendo radici ed ascendenze nel disporre di un grafismo di matrice orientale – esercita il suo approccio con la superficie dell’opera, suggestionata da quello “horror vacui” di cifra addirittura barocca.

Un lettore attento a tali contaminazioni risulta, alla prova dei fatti, Walter J. Mendizza che insinua attivamente una cifra personale nella destabilizzazione del contesto storico; ciò sino ad introdurre nel processo di produzione pittorica concreto-astratta la necessità di prelievi/interruzioni al fine di evidenziare l’indispensabilità odierna di azione/reazione dell’operatore di fronte al doppio movimento di decostruzione e costruzione, che definisce uno dei profili sostanziali dell’esistenza culturale contemporanea.

Mendizza infatti precostituisce delle autentiche “trappole” per vanificare la convenzione di un conciliante flusso del colore e del gesto nello “spazio geografico” del riquadro; quell’orizzonte, così adeguatamente completo nella sua coerente attribuzione funzionale a tutta una serie di itinerari previsti e prevedibili, ora si interrompe.

Zone a cesura del piano percorso da penetranti accentuazioni sia segniche che gestuali (perché non mancano alla superficie aggregazioni di segni caratteristici accanto ad intervalli in “dripping”) identificano tracce dalla fisicità aliena, corporeità tradizionalmente assente allo scenario del concreto-astratto. Eppure tale ricerca dal personale lineamento formale riscopre inattesi intervalli, il cui portato introduce immaginose suggestioni surreali: il meccanismo infatti registra entro uno spazio ordinato secondo un concetto di colta rappresentazione, la volontaria messa in atto di momenti di stallo e quindi di effrazione rispetto al tessuto pittorico organicamente precostituito. Così lo spazio originariamente trattato appare ora liberato da quei vincoli, corregge o trabeazioni interne alla forma globale che lo mantenevano in tensione: si produce dunque un assestamento, quasi un ricompattamento dell’opera, che colpisce il luogo ambientale della pittura, risucchiando nei varchi ed interstizi creati la medesima materia cromatica ed i gesti preventivamente assegnati alla superficie.

Tutta l’operazione condotta da Mendizza quindi si verifica nella forza autonoma dei prelievi effettuati: la pittura così vortica, secondo un ordine atipico, in caduta verso lo spazio smaterializzato, campo magnetico che cattura e sistema l’organizzazione dell’immagine pittorica. Ora il tono strutturale permette ai frammenti di campo di dialogare con gli argini di vuoto che li delimitano. Al di fuori del tutto pittorico, all’esaurirsi periferico della superficie, il senso di una realtà sfuggente rispecchia lo stesso parcellizzarsi degli interventi, che tracciano il vuoto nel pieno del riquadro, centrando la misura panica di allargamento/
restringimento delle odierne possibilità espressive della pittura.

Carlo Milic
Abisso 1
70 x 100 cm
Tecnica mista, 1988

 
   
 
Abisso 2
50 x 70 cm
Tecnica mista, 1988

 
   
 
Vaso di fiori
56 x 76 cm
Tecnica Mista, 1989

 
   
 
Vaso di fiori
56 x 76 cm
Tecnica Mista, 1989